Melancholic

Nella vita, fin da piccoli, ci raccontano un mare di balle. Ci si dà moltissime scuse per farlo: i genitori, o gli adulti in genere, cercano di raccontarci favolette perché convinti che questo ci faccia bene. Perché se ci raccontassero delle storie con un finale triste, magari poi cominceremmo a piangere e rimarremmo traumatizzati a vita.

Io non sono genitore, quindi non so se questo sia giusto o sbagliato. Voglio dire, come fare a scegliere? Come fare a sbattere in faccia ad un bambino, che guarda al mondo come ad un luogo incantato, che la vita non sempre ti sorride, che a volte è dura, estremamente dura.

Ci sono serate come questa in cui mi sento così: triste, malinconica, come se avessi perso qualcosa lungo il tragitto, ma senza riuscire a capire cosa.

Vivo questi momenti con struggimento, quasi con contemplazione. E’ come se ci vedessi una strana bellezza irraggiungibile, lontanissima, ma luminosa.

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In questi momenti ragiono per sensazioni: le sento accumularsi tutte nello stomaco. Non ci credo alla storia che le emozioni le viviamo con il cuore. Io le sento nella pancia, nelle viscere. Le vivo nella pelle, che rabbrividisce. Basta poco: una musica che suscita in me certi sentimenti, un film, o anche solo una particolare tavolozza di colori. Quelli della foto, per esempio, appartengono alla tavolozza che accompagna sempre questo mood. E a volte me lo provoca. Basta guardare quel blu profondo accostato al dorato e al bianco perché mi venga la pelle d’oca.

Vivo queste emozioni in maniera istintiva e primitiva, senza capire il perché.

 

Una riflessione

Ultimamente penso spesso alla disparità dei sessi nel mondo. Tranquilli, non comincerò a scrivere di statistiche, di stipendi inferiori, ecc. Non sono un’esperta, c’è gente molto più brava di me a scrivere di un argomento come questo.

Ho visto per puro caso un documentario, “L’amore offeso”, che parla di tratta di donne, di come in Cambogia la donna venga spinta a prostituirsi. C’è anche un detto lì: “La donna è come uno straccio, l’uomo come l’oro”. Vivono in povertà, in una condizione sociale che non permette loro nemmeno di risollevarsi.

E, come la Cambogia, ci sono molti altri Paesi che vivono così, in prevalenza nel Sud-est asiatico e in Africa.

E così mi sono ritrovata a ripercorrere le nozioni di storia e di biologia che vengono insegnate nelle scuole.

Discendiamo da alcuni esemplari di scimmie antropomorfe, le più simili a noi. Esse, a volte, presentano un po’ di aggressività, ma per lo più per preservare il territorio, proteggere i cuccioli o riuscire ad attirare l’attenzione di una femmina. Non c’è aggressività, però, tra esemplari femminili e maschili. Quindi, quando è successo? Quando è nata questa disparità sociale?

Credo che, nella nostra evoluzione, nel corso della storia, a un certo punto, ci sia stato qualcosa, un errore, che ci ha portati a questo punto. Qualcosa che ha portato l’uomo a voler prevaricare e la donna a cercare di arrabattarsi, a volte ricorrendo a mezzi subdoli.

Ovviamente, parlo da profana. Le nozioni che ho in proposito sono, per l’appunto, puramente scolastiche e sto anche generalizzando molto, quindi potrei dire una marea di fesserie. Ma ciò che mi fa riflettere è che, comunque, non siamo nati così. Questa “guerra fra i sessi”, che malgrado ciò che ci raccontiamo continua ancora oggi (e basta guardare come si comportano i ragazzini e le ragazzine di 16/17 anni gli uni con le altre per capirlo), l’abbiamo creata noi, in un momento della nostra storia che però ora non siamo in grado di ricordare.

E quindi come si può tornare indietro e ritrovare quella naturalezza nei rapporti tra i sessi che avevamo agli albori della nostra esistenza? Credo che l’unica soluzione sia liberarsi dalla paura che questo genera in noi: l’essere rifiutati, rischiare di sentirci sminuiti perché “non abbastanza” per quella persona. E la paura ci spinge ad essere aggressivi e a comportarci quasi con strafottenza.

Forse sono semplicemente troppo idealista e mi faccio decisamente troppe seghe mentali, ma penso che sarebbe decisamente un mondo migliore se riuscissimo a liberarci di questi schemi mentali e ad essere più sereni con noi stessi e con gli altri.

Respiro…

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Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

Progetti

E’ da mesi che non scrivo più nulla, ma c’è di buono che non l’ho fatto per il semplice motivo che ho avuto molto da fare, tanti progetti da attuare, e tanti momenti da passare insieme con le persone che amo.

E’ un periodo proficuo, sto imparando tantissimo su di me, ma anche sul mondo circostante. Ultimamente mi sono concentrata molto sulle emozioni, cercando di affinare la mia intelligenza emotiva. Ho una teoria: credo che nella società odierna ci sia un distacco enorme dalle proprie emozioni, ed è per quello che facciamo così fatica ad instaurare rapporti sani, con se stessi e con gli altri.

Se ci si pensa, quante persone si conosce che non sono in grado di capire cosa realmente cercano in amore? Quanti matrimoni finiscono in divorzi perché non si è abbastanza in contatto con ciò che si è e con il proprio partner? Quante volte abbiamo paura di ambienti nuovi perché non sapremo con chi ci troveremo e se le persone con cui staremo saranno gentili con noi?

La cattiveria che spesso si forma a scuola ci segna, inesorabilmente. I rapporti sociali in cui ci ritroviamo fin dai primissimi anni di vita ci daranno un’impronta di quello che potremo e dovremo aspettarci, e se qualcuno ha la sfortuna d’incappare in compagni di classe che si divertono a prendere in giro, anche pesantemente, molto probabilmente quella persona svilupperà una diffidenza che andrà ad incidere su tutti i rapporti futuri, bloccandolo anziché incentivarlo. Credo che a tutti capiti, almeno una volta, di avere a che fare con persone che si divertono a svilire. E penso sia proprio per quello che i rapporti sociali di oggi siano così… “poveri”, poco costruttivi e molto distruttivi. Basta guardare le tante pagine di Facebook dove vengono postati screenshots con le conversazioni dei ragazzini: si va dai ragazzi che fanno avance anche tanto spinte e si comportano in maniera maleducata, a ragazze che rispondono in malo modo anche quando non ce n’è motivo… Siamo costantemente o aggressivi o sulla difensiva, e quasi mai ci sentiamo distesi, tranquilli, a nostro agio. Ci sentiamo così solo dopo, quando siamo abbastanza maturi da sentirci sicuri di noi.

E’ per questo che ho elaborato questa teoria, e secondo me l’unica soluzione è cercare di entrare in contatto più profondo con i propri sentimenti, andando così a “curare” le ferite emotive collezionate nel corso degli anni, e sentendosi poi più liberi di esprimere se stessi e in grado di costruire relazioni migliori e più sane, che ci diano tanto.

Andando oltre, ho anche dato vita a un nuovo progetto: sto studiando i linguaggi internet perché voglio diventare una web designer, in modo da poter sfruttare le capacità artistiche dei miei studi, unita alla passione per internet. Mi sto mettendo tutti i giorni a studiare diligentemente, a provare e riprovare a scrivere codici e costruire pagine internet. Non è così facile come sembra: basta un piccolo errore di scrittura perché non funzionino, ma è qualcosa che mi sta appassionando, e ci sto mettendo le mie energie con gioia e tanta, tanta voglia.

Un mattoncino alla volta, riuscirò a raggiungere il traguardo.

Intanto, la terza settimana della scuola serale è ormai passata. Sono al quinto anno, perciò ci aspetta la maturità. Non so se avevo già scritto qualcosa in proposito, ma quando avevo diciassette anni ho fatto il grosso errore di lasciare gli studi, e ora sto cercando di recuperare e dare una sistemata a tutto ciò che ho lasciato in sospeso negli anni. Lo scrivo più che altro con la speranza che, se c’è qualcuno con la stessa idea di smettere di studiare, la cambi e rinsavisca. E’ qualcosa di cui mi sono pentita tanto. E’ vero che, con i tempi che corrono, lo studio ha molta meno importanza rispetto ad una volta, ma il fatto di avere un diploma comunque ha ancora un valore. E in ogni caso, il portare a termine un percorso incide anche sul valore che diamo a noi stessi, sulla nostra autostima, e questo sì che è importante. Dopotutto, siamo l’unica persona al mondo che starà sempre con noi, e se pensiamo di essere degli incapaci, se noi stessi ci svalutiamo, allora davvero non riusciremo a combinare un granché. Dobbiamo sempre metterci alla prova, uscire dalla zona di comfort, perché solo così ci sentiremo di poter contare su noi stessi e sulle nostre capacità.

Mi rendo conto di star parlando come un guru statunitense, di quelli che mettono su spettacoli grandiosi per attirare più pubblico, ma è ciò che penso davvero, lo sto provando sulla mia pelle.

Perciò lascio i miei pochi lettori con un messaggio positivo: voi siete unici, non c’è nessun altro come voi. Siete speciali, ed è così che dovreste sempre sentirvi.

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photo: Candice Swanepoel