Il buio

Ci sono caduta con tutte le scarpe. Lo sapevo, me lo sentivo che era da troppo tempo che qualcosa premeva contro il costato per uscire. Una bestia selvaggia, stanca di non essere ascoltata.

E ora sento la sua voce, fin troppo bene, che scandisce parole così brutte da farmi sentire un dolore fisico.

“Non vali niente, sei una fallita”. Sei merce avariata, nessuno ti vorrebbe”. “Credi davvero che lui starebbe con te se sapesse quanto sei marcia dentro?”

Un paio di notti fa mi sono sorpresa a pensare che non sarebbe stato poi un gran danno se morissi, se mi levassi di torno. Sicuramente sarebbe una preoccupazione in meno per i miei genitori, costretti ancora a mantenermi nonostante abbia quasi 27 anni, e anche per lui, che potrebbe stare finalmente con una persona che possa davvero farlo felice.

Pensavo che non avrei mai raggiunto un tale livello di disperazione, un tale desiderio di annullarmi, sparire. E invece sono notti che piango, che mi sento stanca, che non dormo abbastanza e il giorno mi trascino. Ogni tanto c’è qualche momento di serenità, dove non penso a cose brutte, ma poi basta un attimo perché ritorni tutto, con il suo peso che mi fa incurvare le spalle.

Non voglio più stare nel buio, ma non so come uscire da questo loop infinito di pensieri distruttivi. I consigli secondo cui bisognerebbe guardarsi allo specchio e dirsi cose carine li trovo davvero assurdi: davvero si pensa che basti questo?

Tra un’ora e mezza dovrò andare a lavoro, e quello al momento è una salvezza, perché lì riesco a distrarmi. Non puoi permetterti di autocommiserarti se devi lavorare, anche se solo per quattro ore.

 

 

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Una riflessione

Ultimamente penso spesso alla disparità dei sessi nel mondo. Tranquilli, non comincerò a scrivere di statistiche, di stipendi inferiori, ecc. Non sono un’esperta, c’è gente molto più brava di me a scrivere di un argomento come questo.

Ho visto per puro caso un documentario, “L’amore offeso”, che parla di tratta di donne, di come in Cambogia la donna venga spinta a prostituirsi. C’è anche un detto lì: “La donna è come uno straccio, l’uomo come l’oro”. Vivono in povertà, in una condizione sociale che non permette loro nemmeno di risollevarsi.

E, come la Cambogia, ci sono molti altri Paesi che vivono così, in prevalenza nel Sud-est asiatico e in Africa.

E così mi sono ritrovata a ripercorrere le nozioni di storia e di biologia che vengono insegnate nelle scuole.

Discendiamo da alcuni esemplari di scimmie antropomorfe, le più simili a noi. Esse, a volte, presentano un po’ di aggressività, ma per lo più per preservare il territorio, proteggere i cuccioli o riuscire ad attirare l’attenzione di una femmina. Non c’è aggressività, però, tra esemplari femminili e maschili. Quindi, quando è successo? Quando è nata questa disparità sociale?

Credo che, nella nostra evoluzione, nel corso della storia, a un certo punto, ci sia stato qualcosa, un errore, che ci ha portati a questo punto. Qualcosa che ha portato l’uomo a voler prevaricare e la donna a cercare di arrabattarsi, a volte ricorrendo a mezzi subdoli.

Ovviamente, parlo da profana. Le nozioni che ho in proposito sono, per l’appunto, puramente scolastiche e sto anche generalizzando molto, quindi potrei dire una marea di fesserie. Ma ciò che mi fa riflettere è che, comunque, non siamo nati così. Questa “guerra fra i sessi”, che malgrado ciò che ci raccontiamo continua ancora oggi (e basta guardare come si comportano i ragazzini e le ragazzine di 16/17 anni gli uni con le altre per capirlo), l’abbiamo creata noi, in un momento della nostra storia che però ora non siamo in grado di ricordare.

E quindi come si può tornare indietro e ritrovare quella naturalezza nei rapporti tra i sessi che avevamo agli albori della nostra esistenza? Credo che l’unica soluzione sia liberarsi dalla paura che questo genera in noi: l’essere rifiutati, rischiare di sentirci sminuiti perché “non abbastanza” per quella persona. E la paura ci spinge ad essere aggressivi e a comportarci quasi con strafottenza.

Forse sono semplicemente troppo idealista e mi faccio decisamente troppe seghe mentali, ma penso che sarebbe decisamente un mondo migliore se riuscissimo a liberarci di questi schemi mentali e ad essere più sereni con noi stessi e con gli altri.

Respiro…

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Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

Voltare pagina – parte 2

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Ci siamo fatti delle promesse.

Ci siamo promessi di venirci più incontro e apportare tutte le modifiche necessarie per far sì che il nostro rapporto migliori.

Ieri ripensavo ai quasi due anni passati insieme, a quanto siamo cambiati, a tutta la strada che abbiamo fatto. Siamo troppo legati per lasciarci, è questa la verità. Pur essendoci tanti problemi, non riusciamo a pensare di dividerci.

E questo ci sprona a fare dei cambiamenti. Dopotutto, l’amore è anche crescere insieme.

Ne parlavamo giusto ieri sera, mentre le due gattine cercavano di mordergli i piedi e si azzuffavano ai piedi del letto. Le abbiamo prese da nemmeno una settimana, e sono piccolissime, dei batuffoli di pelo vivaci e sempre con la voglia di giocare. Sono stupende e, lo confesso, mi fa molta tenerezza guardarlo mentre se ne prende cura. Lui è un tipo premuroso, e lo dimostra chiaramente in molte occasioni. Ieri sera ce ne stavamo sul letto a coccolarle e a coccolarci.

Ieri sera mi ha detto che comunque nota i cambiamenti che sto facendo, che vede che sto maturando. Non sono più quella di prima e mi sento più sicura di me, cosa che francamente sta avendo molti risvolti positivi. Era anche ora che crescessi, direi.

Il cambiamento più lampante è a livello fisico: mi vesto in maniera più ricercata e valorizzante, ed è una cosa che lui, chiaramente, apprezza molto. Però anche a livello emotivo sto facendo enormi passi avanti.

Un paio di sere fa mi sono messa a rileggere le prima conversazioni che ci eravamo scambiati. Risalivano all’agosto del 2013. Erano pieni di vezzeggiativi e cose zuccherose. Rileggendo i miei messaggi, mi sono accorta che ero più ragazzina. Al tempo, però, non era un problema: siamo cresciuti molto durante la nostra relazione, e lui è maturato molto più di me, ma all’epoca eravamo quasi allo stesso livello.

Ora stiamo cercando di sentirci di nuovo così, solo ad un livello superiore.

Nel frattempo, almeno la scuola serale è finita, quindi avremo più tempo da passare insieme finalmente. Questo è un miglioramento non da poco e potremo fare più vita di coppia. Quando stiamo insieme stiamo davvero bene, riusciamo a passare anche dodici ore di fila insieme senza un attimo di noia o di insofferenza. Vorrei solo che altri aspetti della mia vita non fossero così d’intralcio…

Però sono fiduciosa sul fatto che riusciremo a sistemare tutto. Non sarà facile, ma ce la faremo.

Intanto, però, oggi pomeriggio c’è stato un fatto nuovo: il padre della mia migliore amica dovrà sottoporsi a un intervento piuttosto serio al cuore, ma la situazione è talmente delicata che nemmeno il medico primario sa bene come fare. Se non lo opereranno, i reni smetteranno di funzionare, e di conseguenza le ripercussioni sarebbero molto serie. Ma operandolo  c’è un rischio molto alto che non superi l’intervento. E’ una situazione davvero pesante, e chiaramente lei è frustrata e arrabbiata. E anche molto stanca, perché è da tanto tempo che ne sta passando di ogni colore. Le ho detto che per ogni evenienza ci sono, ma ci vorrebbe davvero un miracolo… Speriamo in bene.

Voltare pagina – parte 1

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Dopo poco più di una settimana, abbiamo deciso di sospendere la pausa. Esattamente il giorno dopo del mio precedente post, mi ha chiamata durante la pausa pranzo e mi ha chiesto di vederci. Quella chiamata non me l’aspettavo proprio: a sentire lui non ci saremmo visti almeno per due settimane, tanto che ho pensato mi avesse chiamata per sbaglio e non ho risposto. L’ho richiamato io dopo che mi ha confermato tramite messaggio che non era stato un errore, voleva proprio parlare.

Non so perché, ma mi aspettavo un tono freddo e distaccato, invece ho trovato che la sua voce fosse… “morbida”? Non so se sia la parola giusta, ma era chiaro che ci teneva davvero a vederci, e sembrava quasi dispiaciuto, così ci siamo messi d’accordo per l’indomani. Abbiamo parlato solo per un paio di minuti, ma quando ho riattaccato avevo la tachicardia e mi girava la testa. Non sapevo bene che pensare né dove ci avrebbe portati il giorno dopo, però ero contenta di averlo risentito e all’idea che l’avrei rivisto.

Come ho già scritto la volta scorsa, in quella settimana sono cambiate talmente tante cose che mi sembrava fosse passato già un tempo lunghissimo.

Il giorno dopo, per calmarmi, ho chiamato quella che è la mia migliore amica, praticamente una sorella separata alla nascita. Siamo molto diverse, ma mi capisce davvero come poche altre persone, e apprezzo sempre il fatto che sia ogni volta dalla mia parte, anche quando la colpa è anche mia. Fa piacere sapere di avere qualcuno che crede così tanto in te.

Le ho raccontato le novità, mi sono sfogata un po’ e ho condiviso un po’ di riflessioni che avevo fatto in quei giorni con lei. E’ stata ad ascoltarmi, e la rabbia che non avevo io per tutta quella situazione ce l’aveva lei. Non riuscivo ad essere arrabbiata: Lui rimane comunque una persona corretta, è sempre stato sincero su tutto, a volte anche crudo. Scorretto mai, questo no. E se eravamo arrivati a perdere la nostra complicità, ci eravamo arrivati comunque insieme, quindi non era possibile che la colpa potesse ricadere soltanto su di lui.

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Avrei voluto dirle che non era necessario che spalleggiasse per forza me, ma dopotutto io faccio lo stesso con lei… Comunque quella chiacchierata mi ha calmata molto e preparata alla battaglia.

Quando è arrivata finalmente l’ora X ero nervosa. Per tutto il tempo avevo pensato all’eventualità che fosse venuto lì per mettere la parola fine, per prepararmi psicologicamente, anche se non era facile mettere in conto quell’eventualità. Ma non volevo che la cosa mi prendesse alla sprovvista, se fosse successa, quindi ho seguito un assioma personale: “Pensare negativo non sempre è deleterio“. A volte aiuta appunto a “prevedere” qualcosa di brutto e a non farci prendere dal panico.

Mi è arrivato il suo messaggio: “Ci sono“. Il segnale che era nel parcheggio vicino casa mia. Era arrivato il momento, insomma. Avevo passato non so quanto tempo a prepararmi e a decidere come vestirmi. Non sapevo bene come gestire la situazione: avrebbe contato il fatto di vedermi messa un po’ più in tiro? Lo so, sembra il ragionamento di una quattordicenne, ma cercate di capirmi: non sapevo davvero cosa aspettarmi. E visto che, più volte, mi aveva detto che l’aspetto fisico per lui ha un peso, ho deciso di giocarmi il tutto per tutto e di puntare anche quella carta.

Sono scesa e l’ho raggiunto. Quando mi ha vista arrivare, è sceso dalla macchina ed è venuto a salutarmi. Bacio sulla guancia, come due sconosciuti. E disagio, molto disagio.

Io non sapevo nemmeno dove mettere le mani, e solo dopo un po’ ho deciso di optare per incrociare semplicemente le braccia e amen.

Siamo risaliti in macchina, così da poter parlare in santa pace. Mi ero preparata tutto un discorso, ma adesso non sapevo da dove cominciare e alla fine ha parlato lui: “Allora, hai pensato un po’ alla nostra storia? Hai maturato qualche considerazione?“. Ho fatto cenno di sì:

Ho capito che sono troppo dipendente a livello affettivo da te, e questo mi fa star male. Voglio che il nostro rapporto sia più equilibrato. Ho capito anche che ci sono alcune cose che devo cambiare di me, ma che non voglio essere la tua donna ideale. Ci sono delle mie caratteristiche che voglio rimangano tali. Io non ho il tipo di carattere che vorresti avessi, ma a me sta bene così, mi dispiace…“.

Tutto questo perché, tra le mie considerazioni, c’era anche la convinzione che lui volesse che cambiassi a livello caratteriale. E invece mi ha spiegato che non era così, non voleva avere accanto una donna che cambiava carattere per lui. Anzi, era proprio il contrario. Non voleva avere qualcuno di accomodante, che lo accontentasse in tutto, ma qualcuno che gli tenesse testa quando era necessario. L’unica cosa su cui aveva qualche pensiero era il fatto che avrebbe voluto vedermi più “donna” e meno ragazzina esteticamente, quindi con un look un po’ più curato. E che fossi solo un po’ più matura su alcune cose, che fossi più costante nei miei impegni.

Su questo ho mostrato alcune lacune, lo ammetto: spesso mi è capitato di scoraggiarmi nei miei studi e di aver mollato un po’ la presa, quando invece avrei dovuto cercare di andare comunque avanti. E’ uno di quei lati di me che sono da migliorare.

Io, di mio, gli ho detto che avrei voluto vederlo più affettuoso, perché spesso mi sono sentita trascurata o messa in secondo piano, e non è una bella sensazione.

A un certo punto non ho potuto fare a meno di mettermi a piangere. Mi ha chiesto come mai e gli ho risposto che mi mancava un po’ il primo periodo in cui stavamo insieme, quando c’era una sintonia incredibile tra di noi e tutto era più facile. Lui mi ha rassicurata, dicendomi che comunque lì eravamo due persone davvero molto diverse, che avevamo fatto molti cambiamenti e passi avanti e non aveva senso guardare al passato.

A un certo punto mi ha fatto una domanda importante: “Dici che riusciremo a farcela? Che ne pensi?“. Gli ho detto che, onestamente, pensavo di sì. Eravamo comunque di nuovo lì, a parlare a cuore aperto, a trovare un punto d’incontro, a provarci davvero. Ci stavamo comunque mettendo in gioco entrambi.

Abbiamo deciso di ripartire da zero, come se ci fossimo appena conosciuti. D’altronde è vero, siamo due persone estremamente diverse da quando ci siamo conosciuti, e quello è stato una sorta di primo appuntamento, dove abbiamo preso di nuovo un po’ le misure l’uno dell’altra.

Ci siamo accorti solo alla fine che erano passate ore e che erano ormai le dieci di sera. Eravamo lì dal pomeriggio e non ci eravamo resi conto del tempo che passava.

Quando è arrivato il momento di salutarci, gli ho chiesto: “E adesso come ci salutiamo?” Lui mi ha presa e mi ha baciata. Un bacio stupendo, come non ce ne davamo da molto tempo. Mi batteva il cuore all’impazzata.

Abbiamo voltato pagina. Non ci sono certezze o piani per il futuro, ma ci siamo comunque noi, insieme.

L’unica cosa certa nella vita è che non c’è nulla di certo…

La prima settimana è passata e mi sembra che sia cambiato tutto.

Il nostro rapporto, quello che ci univa, dove sono andati a finire? Come abbiamo fatto a perderli e a perderci?

Continuo a chiedermi come siamo riusciti ad arrivare a questo punto e non trovo risposta. Se ripenso ai primi mesi della nostra relazione, quando tutto sembrava perfetto, fa ancora più male. Eravamo molto più legati.

Forse dovevamo ancora scoprirci, e quindi non capivamo. Comincio ad avere il dubbio che non siamo fatti per nulla l’uno per l’altra.

E dire che ero convinta fosse l’uomo che volevo sposare.

Riusciva ad essere così tenero, a toccarmi il cuore con la sua dolcezza. Era un vero gentiluomo.

E adesso? Adesso mi parla come se valessi meno di zero, fa crollare a picco la mia autostima, mi tratta come se fossi una stupida. E io sono stufa di lasciarglielo fare. Lui che dovrebbe amarmi…

Bisogna reagire!

09

Stamattina, dopo una nottata passata a fare dei sogni stranissimi, senza capo né coda, mi sono svegliata con in testa il ritornello di Nothing without you, di Phil Danyew.

Sto cominciando a sembrare patetica, vero? Quindi basta, non voglio più piangermi addosso.

Per quanto la situazione sia difficile, non posso permettere che il mio mondo si fermi per questo. E poi non ho mai trovato molto affascinanti le damine dell’800 che si struggevano per i loro uomini. Tipo Anna Karenina. L’ho sempre odiata.

Non è quello il tipo di donna a cui aspiro ad essere. Voglio essere forte e saper prendere il meglio da tutto, e riuscire magari a trovare anche il lato comico delle cose. Per adesso, ancora non ci riesco, d’altronde sono passati soltanto tre giorni (anche se mi sembrano molti di più) e questa ultima batosta è decisamente troppo fresca. Però non è mai troppo tardi per cominciare ad essere la persona che vorremmo diventare. Che non ha nulla a che vedere con l’indossare una maschera, sia chiaro, ma con il migliorare quegli aspetti che non ci piacciono di noi e non ci permettono di avere la vita che vorremmo.

Ieri, approfittando del fatto che fossi a casa di riposo dal lavoro, sono uscita con la mia migliore amica, che non vedevo da mesi. Ci conosciamo da anni, per essere precisi da dieci anni. Ci sono matrimoni che durano anche meno.

E’ praticamente come una sorella, e infatti su molte cose siamo davvero simili, solo che abbiamo due caratteri un po’ diversi. Io, di solito, sono più calma e riflessiva, lei invece ha un carattere più deciso e impulsivo. Ci compensiamo da questo punto di vista.

L’altra sera l’avevo chiamata in lacrime, facendola preoccupare tantissimo, e probabilmente è stata l’unica volta in cui mi abbia sentita in quel modo, perché di solito non piango mai davanti agli altri.

Quindi ieri abbiamo parlato e mi ha chiesto di spiegarle un po’ come mai eravamo arrivati a quella decisione. Sinceramente non lo so nemmeno io… So solo che nell’ultimo mese era sempre nervoso, ma non so perché lo sia diventato, e lui neppure capisce da cosa sia nata questa esasperazione nei confronti del nostro rapporto, perché prima andava bene. In ogni caso ci stavamo facendo solo del male a continuare a stare insieme.

E questo apre mille altre domande. E se in futuro capitasse di nuovo di avere tanti problemi? Mi lascerebbe di nuovo da sola? E se fossimo sposati e con un figlio devo aspettarmi che un giorno voglia andarsene? Chi lo sa…

A questo punto non so davvero nulla e sono costretta ad aspettare per risolvere questi dubbi con lui, visto che è l’unico che possa rispondermi. Vedremo…

Lei era molto arrabbiata con lui, non capiva perché avesse scelto proprio questa strada invece di rimanere con me. Sinceramente sono un po’ confusa anche io, ora, quindi non saprei proprio rispondere. Da un lato lo capisco, dall’altro no.

In ogni caso, almeno mi sono distratta in sua compagnia. Anche se ho imparato che non devo più andare a fare shopping con lei, perché diventa estremamente indecisa e ci mette mezz’ora solo per scegliere il fard. A un certo punto non ce la facevo più, volevo che si decidesse e uscire dal negozio in cui eravamo entrate. E io sarei quella paziente tra le due! Ho capito cosa provano gli uomini quando accompagnano le ragazze a far compere. Per fortuna non mi è mai venuto in mente di farlo, detesto fare shopping già di mio, quindi sono sempre andata a farlo solo se necessario e sempre da sola, così facevo più in fretta.

Avevo bisogno di parlare un po’ con qualcuno, comunque. Ultimamente mi sentivo un po’ sola per questo: mi sembrava di non avere nessuno con cui sfogarmi nei momenti no.

Mi sono autoimposta di non ricorrere nè a Facebook, nè a Whatsapp per sapere a che ora ci è entrato o cose del genere. Non sono mai stata il tipo di ragazza che si mette a spiare il proprio ragazzo, e queste diavolerie tecnologiche rischiano di tentarti e di farti diventare una stalker. Ma non voglio certo beccarmi una denuncia, anche perché di sicuro in quel modo non lo riconquisterei, semmai il contrario… A nessuno piacciono le pazze maniache, è un dato di fatto.

E poi sarebbe davvero misera la mia vita se girasse soltanto intorno a lui. E’ per questo che voglio concentrarmi su altre cose. Per esempio, ieri non avevo alcuna voglia di andare alla scuola serale, ma poltrire sul divano a pensare a quanto triste fosse la mia situazione e lagnarmi di tutto non mi avrebbe di certo aiutato di più, quindi mi sono fatta una doccia (la seconda nell’arco della giornata, ieri il caldo afoso mi stava facendo sciogliere) e ci sono andata.

E’ stato un bene: mi sono distratta e anche divertita. C’è questa ragazza con cui da poco si è instaurata una bella amicizia. All’inizio mi sembrava una snob, quasi non mi parlava. Una sera, all’inizio, quando mi ero iscritta da poco, ricordo che una sera eravamo tutt’e due alla fermata dell’autobus ad aspettare, e lei parlava al cellulare in maniera concitata: stava litigando con il suo ragazzo. Io le avevo fatto un cenno con la mano, ma lei si è limitata a voltarsi e allontanarsi. Ci sono rimasta male e da allora ho pensato di non starle molto simpatica. Probabilmente, invece, era solo perché era occupata. Inoltre può sembrare frivola, all’inizio, ma ora sto imparando che non lo è affatto. Ha 19 anni e già vuole mantenersi da sola e non pesare sui suoi genitori riguardo alle sue spese, si dà da fare sul lavoro. Da questo punto di vista è molto matura rispetto alle sue coetanee. Ieri sera l’ho riaccompagnata fino a casa in macchina e mi sono confidata anche con lei, e ho scoperto che è molto sensibile. Anche lei sta passando un periodaccio con la sua metà.

Insomma, chiunque sento, sembra sempre che tra le coppie ci sia crisi ultimamente. Si dice mal comune, mezzo gaudio, ma a me mica rende tanto felice la cosa. Non che abbia mai avuto una visione idilliaca del mondo, dove tutte le coppie sono felici e quant’altro, ma così è deprimente…

Spero che questo periodo passi in fretta per tutti. E che finisca in maniera positiva…

Nel limbo…

Quante volte, nel corso di una vita, si sente la celebre frase: “Due cuori e una capanna”?
Ci si illude che per l’amore basti poco, e che basti a se stesso, e quando ci si scontra con la realtà gli ammaccamenti sono sempre tanti e molto dolorosi.
A volte basta una sera per far degenerare tutto.
In effetti, è proprio questo che è successo. E’ bastata un’ultima discussione per ritrovarci ieri sera a discutere del fatto che forse sarebbe stato meglio prenderci una pausa.
Le pause di riflessione… Ne ho sempre sentito parlar male. E’ un limbo: non stai con quella persona, ma allo stesso tempo sì. Quando ci penso, non posso fare altro che collegarle ai tanti telefilm americani visti negli anni dell’adolescenza, dove di solito uno dei due ne approfittava non tanto per riflettere sulla storia in corso, quanto per andare a letto con qualcun altro.
Non è stata una decisione subìta, io sono d’accordo, ci pensavo sempre più spesso in questi giorni. Questo, però, non vuol dire che non mi costi una sofferenza enorme abituarmi a non vederlo né sentirlo per un po’.
Come fai a rinunciare a una persona che è diventata così tanto importante per te e nella tua vita?
E’ il primo uomo con cui ho voluto prendere in seria considerazione il matrimonio, è stato il primo vero amore della mia vita. L’unico che sia riuscito a entrarmi dentro e a diventare una parte di me. So che sembra malato e quasi patologico, ma è così che lo sento: una parte di me.
Pur avendo questa sgradevole associazione per quanto riguarda le pause di riflessione, so che lui non ne approfitterebbe mai per rifarsi una vita con un’altra, non finché non avremo chiarito se rimetterci insieme o lasciarci definitivamente. A questa ultima opzione non riesco neppure a pensarci, tanto mi fa male.
Ieri sera mi ha detto che nemmeno lui la prende in opzione, e che vuole prendersi questa pausa proprio per cercare di sistemare quello che non va e ricominciare con il piede giusto.
Sinceramente adesso non riesco ad essere abbastanza lucida per essere positiva su questa cosa. So che la sfrutterò per cercare di migliorare le cose e aggiustare un po’ i problemi che mi sono capitati ultimamente. E fare un immenso lavoro su me stessa, perché so che ci sono alcune cose che devo cambiare.
Cerco di avere fiducia, di vedere questa situazione come una fenice, che si deve ridurre in cenere e morire per rinascere più forte di prima. Ma per il momento non riesco a sentire che il bisogno di piangere.
Non avrei mai pensato di ritrovarmi a questo punto con lui, e gliel’ho anche detto.
Ieri sera, alla fine, sono scoppiata a piangere, e lui mi ha abbracciata e tenuta stretta. Non è stata una decisione facile, e per un momento mi è sembrato quasi un addio più che un arrivederci. Staccarmi da lui e trovare il coraggio di andarmene è stata un’agonia, ma prolungare quel momento con la consapevolezza che poi avrei dovuto comunque farlo era perfino più doloroso.
Spero che questo sia solo il risultato di un momento di stanchezza, che sia solo un periodo e che ci aiuti. E non che diventi qualcosa di permanente…

I guai non arrivano mai soli…

Quest’ultimo mese è stato davvero tremendo. E la settimana in cui è morta mia nonna è stata davvero di fuoco: non so se capiti anche agli altri, ma a me non è mai successo che nel giro di una settimana ricevessi ogni giorno, e dico letteralmente, brutte notizie su più fronti diversi. Se fossi vissuta nell’epoca ellenica avrei pensato che gli dei dell’Olimpo si fossero un bel po’ arrabbiati con me e stessero cercando di punirmi in ogni modo possibile. Sul fronte emotivo, con un lutto da affrontare, eravamo tutti a pezzi, sul fronte economico non facevamo che ricevere spese da tutte le parti, su quello amoroso non stava (e tutt’ora non sta) andando meglio, e perfino quello scolastico mi ha dato problemi, e per motivi al di fuori del mio controllo (si parlava di cancellare l’ultimo anno per mancanza di studenti…). Da qualsiasi parte mi girassi, non riuscivo a vedere davvero nessun punto di sostegno e poco ci è mancato che cadessi in depressione. per notti non sono riuscita a dormire bene e mangiavo pochissimo. Solo adesso mi sto riprendendo un po’, anche perché nel frattempo ho cominciato uno stage e, dovendo lavorare, avevo necessariamente bisogno di riprendermi e rimettermi in forze. Menomale, altrimenti mi sarei lasciata andare, invece così ho dovuto reagire.

Con il mio amore, ultimamente, siamo in crisi nera. Tutti questi problemi, aggiunti a quelli che ha anche lui, ci hanno allontanati e stiamo facendo fatica a vederci spesso per via dei reciproci impegni. Tante volte mi sembra di essere single, e anche lui si sente spesso così. Ciò che ci salva è che comunque ci teniamo l’uno all’altra, e questo ci spinge a non mollare e a provarle tutte. Perlomeno non siamo una di quelle coppie in cui si urla uno sopra all’altro e si passa le giornate o a litigare o a tenersi il muso. Al contrario, parliamo tanto e , lo ammetto, siamo un po’ scoraggiati da tutti questi problemi, ma troviamo sempre dei punti in comune e stiamo cercando di attuare dei piccoli cambiamenti per cercare di non perderci, visto che com’era la situazione prima non funzionava. L’unico grande problema, per me, è che lo sento emotivamente distaccato, e anche lui se ne rende conto. E i sentimenti non puoi controllarmi, o ci sono oppure no, senza vie di mezzo. E non ho garanzie che i sentimenti che provava per me ritorneranno, e parlo al passato per delle ragioni. Per ora cerchiamo di tenere duro, ma la mia più grande paura e che lui si renda conto che ha bisogno di altro e che alla fine prenderà una strada diversa. E quella sarebbe davvero la ciliegina sulla torta per questo “bel” periodo.

Domenica ho deciso di rendere la serata un po’ speciale per noi, preparando una cenetta romantica. Non ricordo nemmeno quando è stata l’ultima volta che ce ne siamo concessi una, e credo che questo sia un grosso campanello d’allarme. Dobbiamo ritrovare la magia dei primi tempi, se non vogliamo perderci…
Ultimamente sogno sempre di più di andare a vivere in un appartamento mio, e non nella casa genitoriale, così io e lui avremmo totale libertà di gestione dei nostri tempi, potremmo dormire insieme tutte le notti, mentre ora non possiamo perché i miei sono altamente contrari a che io trascorra la notte da lui. Da una parte è comprensibile, ma dall’altra questa cosa ci sta separando e non voglio perderlo. Giusto l’altra sera ne parlavamo e mi ha detto: Continueremmo ad avere i nostri impegni, ma sarebbe diverso se la sera venissi qui e dormissimo almeno insieme, saremmo una coppia e la sentirei come tale. Invece come stanno le cose ora mi sento un single che ogni tanto trascorre la serata in compagnia… Come dargli torto? In una settimana riusciamo a vederci soltanto il sabato e la domenica! E dopo due anni di relazione non è sufficiente… Spero davvero che dopo questo stage riuscirò a trovare un lavoro, così potrei finalmente sistemare un po’ di cose della mia vita e ne gioveremmo anche noi come coppia.
Come si suol dire, i guai non arrivano mai da soli… Speriamo solo che abbiano smesso di arrivare