Respiro…

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Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

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Voltare pagina – parte 1

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Dopo poco più di una settimana, abbiamo deciso di sospendere la pausa. Esattamente il giorno dopo del mio precedente post, mi ha chiamata durante la pausa pranzo e mi ha chiesto di vederci. Quella chiamata non me l’aspettavo proprio: a sentire lui non ci saremmo visti almeno per due settimane, tanto che ho pensato mi avesse chiamata per sbaglio e non ho risposto. L’ho richiamato io dopo che mi ha confermato tramite messaggio che non era stato un errore, voleva proprio parlare.

Non so perché, ma mi aspettavo un tono freddo e distaccato, invece ho trovato che la sua voce fosse… “morbida”? Non so se sia la parola giusta, ma era chiaro che ci teneva davvero a vederci, e sembrava quasi dispiaciuto, così ci siamo messi d’accordo per l’indomani. Abbiamo parlato solo per un paio di minuti, ma quando ho riattaccato avevo la tachicardia e mi girava la testa. Non sapevo bene che pensare né dove ci avrebbe portati il giorno dopo, però ero contenta di averlo risentito e all’idea che l’avrei rivisto.

Come ho già scritto la volta scorsa, in quella settimana sono cambiate talmente tante cose che mi sembrava fosse passato già un tempo lunghissimo.

Il giorno dopo, per calmarmi, ho chiamato quella che è la mia migliore amica, praticamente una sorella separata alla nascita. Siamo molto diverse, ma mi capisce davvero come poche altre persone, e apprezzo sempre il fatto che sia ogni volta dalla mia parte, anche quando la colpa è anche mia. Fa piacere sapere di avere qualcuno che crede così tanto in te.

Le ho raccontato le novità, mi sono sfogata un po’ e ho condiviso un po’ di riflessioni che avevo fatto in quei giorni con lei. E’ stata ad ascoltarmi, e la rabbia che non avevo io per tutta quella situazione ce l’aveva lei. Non riuscivo ad essere arrabbiata: Lui rimane comunque una persona corretta, è sempre stato sincero su tutto, a volte anche crudo. Scorretto mai, questo no. E se eravamo arrivati a perdere la nostra complicità, ci eravamo arrivati comunque insieme, quindi non era possibile che la colpa potesse ricadere soltanto su di lui.

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Avrei voluto dirle che non era necessario che spalleggiasse per forza me, ma dopotutto io faccio lo stesso con lei… Comunque quella chiacchierata mi ha calmata molto e preparata alla battaglia.

Quando è arrivata finalmente l’ora X ero nervosa. Per tutto il tempo avevo pensato all’eventualità che fosse venuto lì per mettere la parola fine, per prepararmi psicologicamente, anche se non era facile mettere in conto quell’eventualità. Ma non volevo che la cosa mi prendesse alla sprovvista, se fosse successa, quindi ho seguito un assioma personale: “Pensare negativo non sempre è deleterio“. A volte aiuta appunto a “prevedere” qualcosa di brutto e a non farci prendere dal panico.

Mi è arrivato il suo messaggio: “Ci sono“. Il segnale che era nel parcheggio vicino casa mia. Era arrivato il momento, insomma. Avevo passato non so quanto tempo a prepararmi e a decidere come vestirmi. Non sapevo bene come gestire la situazione: avrebbe contato il fatto di vedermi messa un po’ più in tiro? Lo so, sembra il ragionamento di una quattordicenne, ma cercate di capirmi: non sapevo davvero cosa aspettarmi. E visto che, più volte, mi aveva detto che l’aspetto fisico per lui ha un peso, ho deciso di giocarmi il tutto per tutto e di puntare anche quella carta.

Sono scesa e l’ho raggiunto. Quando mi ha vista arrivare, è sceso dalla macchina ed è venuto a salutarmi. Bacio sulla guancia, come due sconosciuti. E disagio, molto disagio.

Io non sapevo nemmeno dove mettere le mani, e solo dopo un po’ ho deciso di optare per incrociare semplicemente le braccia e amen.

Siamo risaliti in macchina, così da poter parlare in santa pace. Mi ero preparata tutto un discorso, ma adesso non sapevo da dove cominciare e alla fine ha parlato lui: “Allora, hai pensato un po’ alla nostra storia? Hai maturato qualche considerazione?“. Ho fatto cenno di sì:

Ho capito che sono troppo dipendente a livello affettivo da te, e questo mi fa star male. Voglio che il nostro rapporto sia più equilibrato. Ho capito anche che ci sono alcune cose che devo cambiare di me, ma che non voglio essere la tua donna ideale. Ci sono delle mie caratteristiche che voglio rimangano tali. Io non ho il tipo di carattere che vorresti avessi, ma a me sta bene così, mi dispiace…“.

Tutto questo perché, tra le mie considerazioni, c’era anche la convinzione che lui volesse che cambiassi a livello caratteriale. E invece mi ha spiegato che non era così, non voleva avere accanto una donna che cambiava carattere per lui. Anzi, era proprio il contrario. Non voleva avere qualcuno di accomodante, che lo accontentasse in tutto, ma qualcuno che gli tenesse testa quando era necessario. L’unica cosa su cui aveva qualche pensiero era il fatto che avrebbe voluto vedermi più “donna” e meno ragazzina esteticamente, quindi con un look un po’ più curato. E che fossi solo un po’ più matura su alcune cose, che fossi più costante nei miei impegni.

Su questo ho mostrato alcune lacune, lo ammetto: spesso mi è capitato di scoraggiarmi nei miei studi e di aver mollato un po’ la presa, quando invece avrei dovuto cercare di andare comunque avanti. E’ uno di quei lati di me che sono da migliorare.

Io, di mio, gli ho detto che avrei voluto vederlo più affettuoso, perché spesso mi sono sentita trascurata o messa in secondo piano, e non è una bella sensazione.

A un certo punto non ho potuto fare a meno di mettermi a piangere. Mi ha chiesto come mai e gli ho risposto che mi mancava un po’ il primo periodo in cui stavamo insieme, quando c’era una sintonia incredibile tra di noi e tutto era più facile. Lui mi ha rassicurata, dicendomi che comunque lì eravamo due persone davvero molto diverse, che avevamo fatto molti cambiamenti e passi avanti e non aveva senso guardare al passato.

A un certo punto mi ha fatto una domanda importante: “Dici che riusciremo a farcela? Che ne pensi?“. Gli ho detto che, onestamente, pensavo di sì. Eravamo comunque di nuovo lì, a parlare a cuore aperto, a trovare un punto d’incontro, a provarci davvero. Ci stavamo comunque mettendo in gioco entrambi.

Abbiamo deciso di ripartire da zero, come se ci fossimo appena conosciuti. D’altronde è vero, siamo due persone estremamente diverse da quando ci siamo conosciuti, e quello è stato una sorta di primo appuntamento, dove abbiamo preso di nuovo un po’ le misure l’uno dell’altra.

Ci siamo accorti solo alla fine che erano passate ore e che erano ormai le dieci di sera. Eravamo lì dal pomeriggio e non ci eravamo resi conto del tempo che passava.

Quando è arrivato il momento di salutarci, gli ho chiesto: “E adesso come ci salutiamo?” Lui mi ha presa e mi ha baciata. Un bacio stupendo, come non ce ne davamo da molto tempo. Mi batteva il cuore all’impazzata.

Abbiamo voltato pagina. Non ci sono certezze o piani per il futuro, ma ci siamo comunque noi, insieme.

Bisogna reagire!

09

Stamattina, dopo una nottata passata a fare dei sogni stranissimi, senza capo né coda, mi sono svegliata con in testa il ritornello di Nothing without you, di Phil Danyew.

Sto cominciando a sembrare patetica, vero? Quindi basta, non voglio più piangermi addosso.

Per quanto la situazione sia difficile, non posso permettere che il mio mondo si fermi per questo. E poi non ho mai trovato molto affascinanti le damine dell’800 che si struggevano per i loro uomini. Tipo Anna Karenina. L’ho sempre odiata.

Non è quello il tipo di donna a cui aspiro ad essere. Voglio essere forte e saper prendere il meglio da tutto, e riuscire magari a trovare anche il lato comico delle cose. Per adesso, ancora non ci riesco, d’altronde sono passati soltanto tre giorni (anche se mi sembrano molti di più) e questa ultima batosta è decisamente troppo fresca. Però non è mai troppo tardi per cominciare ad essere la persona che vorremmo diventare. Che non ha nulla a che vedere con l’indossare una maschera, sia chiaro, ma con il migliorare quegli aspetti che non ci piacciono di noi e non ci permettono di avere la vita che vorremmo.

Ieri, approfittando del fatto che fossi a casa di riposo dal lavoro, sono uscita con la mia migliore amica, che non vedevo da mesi. Ci conosciamo da anni, per essere precisi da dieci anni. Ci sono matrimoni che durano anche meno.

E’ praticamente come una sorella, e infatti su molte cose siamo davvero simili, solo che abbiamo due caratteri un po’ diversi. Io, di solito, sono più calma e riflessiva, lei invece ha un carattere più deciso e impulsivo. Ci compensiamo da questo punto di vista.

L’altra sera l’avevo chiamata in lacrime, facendola preoccupare tantissimo, e probabilmente è stata l’unica volta in cui mi abbia sentita in quel modo, perché di solito non piango mai davanti agli altri.

Quindi ieri abbiamo parlato e mi ha chiesto di spiegarle un po’ come mai eravamo arrivati a quella decisione. Sinceramente non lo so nemmeno io… So solo che nell’ultimo mese era sempre nervoso, ma non so perché lo sia diventato, e lui neppure capisce da cosa sia nata questa esasperazione nei confronti del nostro rapporto, perché prima andava bene. In ogni caso ci stavamo facendo solo del male a continuare a stare insieme.

E questo apre mille altre domande. E se in futuro capitasse di nuovo di avere tanti problemi? Mi lascerebbe di nuovo da sola? E se fossimo sposati e con un figlio devo aspettarmi che un giorno voglia andarsene? Chi lo sa…

A questo punto non so davvero nulla e sono costretta ad aspettare per risolvere questi dubbi con lui, visto che è l’unico che possa rispondermi. Vedremo…

Lei era molto arrabbiata con lui, non capiva perché avesse scelto proprio questa strada invece di rimanere con me. Sinceramente sono un po’ confusa anche io, ora, quindi non saprei proprio rispondere. Da un lato lo capisco, dall’altro no.

In ogni caso, almeno mi sono distratta in sua compagnia. Anche se ho imparato che non devo più andare a fare shopping con lei, perché diventa estremamente indecisa e ci mette mezz’ora solo per scegliere il fard. A un certo punto non ce la facevo più, volevo che si decidesse e uscire dal negozio in cui eravamo entrate. E io sarei quella paziente tra le due! Ho capito cosa provano gli uomini quando accompagnano le ragazze a far compere. Per fortuna non mi è mai venuto in mente di farlo, detesto fare shopping già di mio, quindi sono sempre andata a farlo solo se necessario e sempre da sola, così facevo più in fretta.

Avevo bisogno di parlare un po’ con qualcuno, comunque. Ultimamente mi sentivo un po’ sola per questo: mi sembrava di non avere nessuno con cui sfogarmi nei momenti no.

Mi sono autoimposta di non ricorrere nè a Facebook, nè a Whatsapp per sapere a che ora ci è entrato o cose del genere. Non sono mai stata il tipo di ragazza che si mette a spiare il proprio ragazzo, e queste diavolerie tecnologiche rischiano di tentarti e di farti diventare una stalker. Ma non voglio certo beccarmi una denuncia, anche perché di sicuro in quel modo non lo riconquisterei, semmai il contrario… A nessuno piacciono le pazze maniache, è un dato di fatto.

E poi sarebbe davvero misera la mia vita se girasse soltanto intorno a lui. E’ per questo che voglio concentrarmi su altre cose. Per esempio, ieri non avevo alcuna voglia di andare alla scuola serale, ma poltrire sul divano a pensare a quanto triste fosse la mia situazione e lagnarmi di tutto non mi avrebbe di certo aiutato di più, quindi mi sono fatta una doccia (la seconda nell’arco della giornata, ieri il caldo afoso mi stava facendo sciogliere) e ci sono andata.

E’ stato un bene: mi sono distratta e anche divertita. C’è questa ragazza con cui da poco si è instaurata una bella amicizia. All’inizio mi sembrava una snob, quasi non mi parlava. Una sera, all’inizio, quando mi ero iscritta da poco, ricordo che una sera eravamo tutt’e due alla fermata dell’autobus ad aspettare, e lei parlava al cellulare in maniera concitata: stava litigando con il suo ragazzo. Io le avevo fatto un cenno con la mano, ma lei si è limitata a voltarsi e allontanarsi. Ci sono rimasta male e da allora ho pensato di non starle molto simpatica. Probabilmente, invece, era solo perché era occupata. Inoltre può sembrare frivola, all’inizio, ma ora sto imparando che non lo è affatto. Ha 19 anni e già vuole mantenersi da sola e non pesare sui suoi genitori riguardo alle sue spese, si dà da fare sul lavoro. Da questo punto di vista è molto matura rispetto alle sue coetanee. Ieri sera l’ho riaccompagnata fino a casa in macchina e mi sono confidata anche con lei, e ho scoperto che è molto sensibile. Anche lei sta passando un periodaccio con la sua metà.

Insomma, chiunque sento, sembra sempre che tra le coppie ci sia crisi ultimamente. Si dice mal comune, mezzo gaudio, ma a me mica rende tanto felice la cosa. Non che abbia mai avuto una visione idilliaca del mondo, dove tutte le coppie sono felici e quant’altro, ma così è deprimente…

Spero che questo periodo passi in fretta per tutti. E che finisca in maniera positiva…

Giorno 2 – In punta di piedi

Riuscireste a crederci?

Riuscireste a credere che dopo 2…. anni sto imparando solo ora a stare in equilibrio su un paio di tacchi?

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Lo so, il mio cambiamento è interiore, ma questo va a incidere anche sul modo in cui voglio presentarmi al mondo. Fin’ora non me n’era mai importato nulla e avevo continuato imperterrita a indossare gli stessi vestiti di quando andavo al liceo. All’epoca ero timida e mi nascondevo sotto vestiti oversize, rifiutando il fatto di non avere un corpo da modella. Perché purtroppo, bisogna pur ammetterlo, l’aspetto fisico ha un certo valore, e durante l’adolescenza quel valore si massimizza, diventando fondamentale se vuoi avere attenzioni. Ma se non hai un corpo “perfetto” allora tanto vale nascondersi.

Siamo nel 2000, non mi considero una femminista, ma ho sempre creduto nel dare valore ad una persona per le sue capacità piuttosto che per il suo aspetto, uomo o donna che sia, solo che ho travisato questa cosa, dando pochissima importanza a rendermi al meglio, risultando sciatta. Non sto parlando di piacere ai ragazzi, ma alle persone in generale e soprattutto a me stessa. Voglio imparare a sentirmi al meglio, a sentirmi sicura di me, anche sull’aspetto fisico. Lo so che può sembrare frivolo o superficiale, ma credo davvero nell’importanza di trovare un equilibrio tra corpo e cervello. Non si può essere solo belli o solo intellettuali, siamo un tutt’uno. Ridurci a un’etichetta quando abbiamo in realtà un potenziale enorme (l’essere umano è poliedrico per natura), sminuiamo enormemente il nostro valore. O perlomeno, questa è la mia opinione.

Cosa c’entra questo con un paio di tacchi? Beh, per me c’entra perché mi fa sentire più donna e meno ragazzina, più assertiva e controllata e meno in preda alle paure. Mi fa sentire matura e…. per una volta anche alta. Questa mattina ho pensato che per tutta la mia vita avevo fatto fatica a prendere lo zucchero sullo scaffale in alto del mobile in cucina, e invece con sette centimetri in più riuscivo ad arrivarci tranquilla. Non è certo qualcosa che cambia il destino del mondo, ma è pur sempre un miglioramento nella mia vita 🙂

Giorno 1

SophieLens_2015_03_18_17_00 Neanche a farlo apposta, giusto oggi ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto, e non è stata una cosa programmata. O meglio, era programmata ma non nella mia lista.

Oggi ho accompagnato per la prima volta il mio ragazzo al lavoro. Lui lavora a più o meno un’ora e mezza di macchina da dove vive, quindi un bel po’ lontano. Stamattina ci siamo alzati entrambi presto, mi è venuto a prendere e poi da lì abbiamo proseguito insieme. Inutile dire che avevamo entrambi le facce stravolte per l’ora, ma era una cosa necessaria. E poi era quasi bello, in realtà, essere in giro così presto. Il sole era sorto da poco (finalmente una bella giornata dopo tanta pioggia), e tra i campi si levava la nebbia mattutina. Nel frattempo chiacchieravamo o ascoltavamo la radio. Purtroppo mi ha dato anche qualche brutta notizia: ieri è venuto a mancare il suo dottore, che tra l’altro era suo vicino di casa e l’ha visto crescere. Io non l’ho mai conosciuto, ma lui mi ha sempre detto che avevano un rapporto stretto, andava spesso a trovarlo e in passato aveva aiutato il mio amore quando stava passando dei momenti difficili. E poi anche un’altra persona che conosce è morta, una signora anziana. In questi giorni è capitata una cosa brutta anche tra le mura di casa mia, tutte queste pessime notizie nel giro di un paio di giorni mi hanno buttata davvero giù. Per fortuna, poi, abbiamo cambiato discorso, altrimenti ci saremmo demoralizzati entrambi.

Pur essendo il tragitto lungo, abbiamo fatto in fretta, anche perché lui guida sempre velocemente. Avendo un po’ di tempo, siamo andati in un bel bar elegante a fare colazione. E anche questa è stata una prima volta: non che non abbiamo mai fatto una colazione insieme, o che non siamo mai andati in un bar, però quelle volte o eravamo a casa sua, dopo aver dormito insieme, o eravamo in compagnia di altre persone, mai solo io e lui.

Ci siamo presi una spremuta e una brioches e ci siamo concessi un po’ di calma, per quanto possibile. Poi siamo andati a fare una commissione importante, e così ho avuto l’occasione di vedere un po’ la città. Mi ci aveva già portata lì, ma non avevo mai avuto occasione di girare un po’ per le vie. E’ il tipico posto per famiglie, molto tranquillo e in periferia, e infatti non c’era neppure una persona della mia età: erano o tutti molto più piccoli (bambini) o molto più grandi (genitori/nonni). Chiunque abbia l’età per andare all’università si trasferisce in un posto che abbia qualche svago in più da offrire. Conosco bene la situazione perché anche io sono cresciuta in un posto del genere, e durante l’adolescenza era una vera e propria salvezza andare in un liceo che si trovava in centro città, dove ci sono negozi, pub, ristoranti e quant’altro, posti con un po’ più di vita insomma. Se mi fossi dovuta accontentare di ciò che aveva da offrire la mia piccola cittadina in periferia credo che sarei morta di noia insieme ai miei amici…

E’ stato bello passeggiare insieme a lui di prima mattina, in mezzo alle vie di sanpietrini, con un silenzio quasi irreale intorno.

Mi ha accompagnata alla stazione prima di andare al lavoro, mentre già sul cellulare gli arrivavano mille chiamate perché nessuno sapeva cavarsela al computer senza di lui. Come ho detto, ci sono solo persone molto adulte, e la maggior parte di queste non sa nemmeno cosa sia una scheda madre. Non è colpa loro, però resta il fatto che gli rendono la vita difficile…

Ho preso il biglietto del treno e poi ci siamo salutati. Mi è dispiaciuto doverlo lasciare andare, avrei voluto stare ancora un po’ con lui, ma in settimana è impossibile, e già oggi è stata un’eccezione non da poco il fatto di aver potuto passare parte della mattina insieme. Ancora non conviviamo, anche se non vediamo l’ora di poterlo fare. Stiamo aspettando solo che io trovi un lavoro e sia autonoma. Per questo motivo, però, passare una mattina così acquista ancora più importanza.

Tra poco più di una settimana inizierò uno stage, e già questo potrebbe aiutarmi molto. Vedremo…

SophieLens_2015_03_18_16_59  Sulla via del ritorno mi sono goduta il viaggio. L’ultima volta che ho preso un treno è stato più di un anno fa. L’ho sempre trovato rilassante, quindi mi sono messa comoda a guardare sfilare fuori dal finestrino il paesaggio. Ogni tanto ripensavo al brutto periodo che sto passando, in altri momenti invece cercavo di focalizzarmi su questo mio progetto. Voglio essere una persona completamente nuova e mettere un punto a com’ero prima. Voglio rinnovarmi e fare tante cose che mi facciano stare bene. Sarò presuntuosa, ma me lo merito.

Storia di una sfida a me stessa

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Non so come debba essere il primo posto di un blog, ma ci provo.

Forse dovrei fare qualcosa del tipo: sono tizia, abito a…, nella vita faccio… Ma credo che mi sembrerebbe di essere di nuovo alle elementari, dove eri costretto a presentarti alla classe e non sapevi bene che cosa dire di te che potesse impressionare i nuovi compagni e farti acquistare punti. Quindi sarò molto semplice e diretta.

Questo blog nasce da un’esigenza particolare, l’esigenza di risistemare la mia vita e cambiare alcune situazioni che ormai costituiscono un passato ingombrante.

Quello che voglio dire è che ho la necessità di una rinascita, di essere una persona nuova. E’ un bisogno che molte persone provano dopo aver passato esperienze difficili, ed è proprio quello che sta capitando a me. Ecco perché ho lanciato una sfida a me stessa: fare qualcosa di nuovo, qualcosa che on si è mai fatto prima, ogni giorno. Non è una mia invenzione, questo piccolo esperimento sta già prendendo piede da un po’, ci hanno scritto persino un libro (Dieci minuti, di Chiara Gamberale), che però non ho letto. Lo scopo è mettersi alla prova, andare oltre il conosciuto e la quotidianità, e inoltre aiuta anche ad essere più selettivi e sapere davvero cosa piace o cosa no (non puoi saperlo finché non lo provi).

Ho deciso di aprire un blog per “allenarmi” a parlare un po’ di me stessa, e anche perché ho bisogno di documentare questo mio piccolo viaggio intimo. Magari potrebbe essere anche da ispirazione a qualcuno nel mio stesso stato d’animo, un giorno…