Il buio

Ci sono caduta con tutte le scarpe. Lo sapevo, me lo sentivo che era da troppo tempo che qualcosa premeva contro il costato per uscire. Una bestia selvaggia, stanca di non essere ascoltata.

E ora sento la sua voce, fin troppo bene, che scandisce parole così brutte da farmi sentire un dolore fisico.

“Non vali niente, sei una fallita”. Sei merce avariata, nessuno ti vorrebbe”. “Credi davvero che lui starebbe con te se sapesse quanto sei marcia dentro?”

Un paio di notti fa mi sono sorpresa a pensare che non sarebbe stato poi un gran danno se morissi, se mi levassi di torno. Sicuramente sarebbe una preoccupazione in meno per i miei genitori, costretti ancora a mantenermi nonostante abbia quasi 27 anni, e anche per lui, che potrebbe stare finalmente con una persona che possa davvero farlo felice.

Pensavo che non avrei mai raggiunto un tale livello di disperazione, un tale desiderio di annullarmi, sparire. E invece sono notti che piango, che mi sento stanca, che non dormo abbastanza e il giorno mi trascino. Ogni tanto c’è qualche momento di serenità, dove non penso a cose brutte, ma poi basta un attimo perché ritorni tutto, con il suo peso che mi fa incurvare le spalle.

Non voglio più stare nel buio, ma non so come uscire da questo loop infinito di pensieri distruttivi. I consigli secondo cui bisognerebbe guardarsi allo specchio e dirsi cose carine li trovo davvero assurdi: davvero si pensa che basti questo?

Tra un’ora e mezza dovrò andare a lavoro, e quello al momento è una salvezza, perché lì riesco a distrarmi. Non puoi permetterti di autocommiserarti se devi lavorare, anche se solo per quattro ore.

 

 

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