Respiro…

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Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

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L’amore ritrovato

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Mi sembra che il nostro rapporto stia sbocciando. E’ come se fosse un fiore, che con l’arrivo dell’inverno sembrava stesse per morire, e ora invece si sia di nuovo schiuso al primo calore.

La settimana scorsa non abbiamo passato una sola serata separati, e infatti ora sentiamo la mancanza l’uno dell’altra anche se non ci vediamo da due giorni.

Ci stiamo concedendo tanti bei momenti insieme. Due settimane fa abbiamo fatto una piccola fuga al mare. Erano anni che non ci andavo e sentire il profumo dell’aria salmastra è stato come ritrovare un ricordo perduto. Quando dopo le montagne ho visto quella distesa d’acqua enorme all’orizzonte ero più felice ed eccitata di una bambina. Mi sarebbe piaciuto fare anche il bagno, ma non è stato possibile, non avevamo abbastanza tempo. E poi non eravamo da soli ma accompagnati da due nostri amici, quindi non potevamo fare cose da coppiette tipo buttarci in mare all’avventura e lasciarli lì. In un moto di ottimismo, comunque, ci eravamo portati entrambi il costume, senza esserci nemmeno messi d’accordo, per dire la sintonia…

E’ stata però una bellissima serata: siamo andati a cena in un ristorante situato proprio sul lungomare, e dai finestroni che vi si affacciavano e da cui arrivava la brezza potevamo vedere i grandi transatlantici che partivano, illuminati a festa, mentre il sole tramontava. Purtroppo la poesia è svanita nel momento in cui nel ristorante hanno aperto il karaoke, e così una masnada di ragazzi casinisti, seduti proprio nel tavolo accanto al nostro, hanno cominciato a cantare, ballare e fischiare, fugando tutta l’intimità della serata.

Siamo scappati via da quello stupro delle nostre orecchie e ci siamo presi ancora un po’ di tempo per farci una passeggiata, guardando le bancarelle piene di vestiti, cibo d’asporto e cianfrusaglie che erano rimaste aperte anche la sera, in modo da attirare i vari turisti. Alla vista del cibo ci sentivamo tutti un po’ male, tanto avevamo mangiato, ma la passeggiata ha aiutato un po’. Poi però siamo tornati verso casa, sereni e con un bel ricordo di quella giornata.

Nei giorni seguenti ho potuto dormire da lui. Ultimamente s’innervosisce un po’ quando dormiamo insieme, mi ha detto che si sente un po’ insofferente e si è sfogato un po’. Credo gli abbia fatto bene, e a me rassicura quando si apre. Mi preoccuperei molto se cominciasse a non confidarsi più perché vorrebbe dire che c’è davvero qualcosa che non va. Abbiamo finito per stare in piedi fino alle tre di notte, con lui che mi diceva tutti i suoi pensieri con la voce calda e profonda che ha. Non so esprimere l’effetto che ha la sua voce su di me, è stata la prima cosa di lui che ho conosciuto, perché prima d’incontrarlo l’avevo sentito solo al telefono, e già allora mi aveva colpita. Comunque, fare le ore piccole ha significato che il giorno dopo ha fatto tardi al lavoro, e di questo mi è dispiaciuto, però per fortuna non gli hanno detto nulla.

Nel corso della settimana, invece, siamo andati al concerto di Lindsey Stirling, una violinista davvero bravissima, che sta riscuotendo un successo straordinario, ma che è ancora poco conosciuta qui in Italia purtroppo.

Alcune delle sue canzoni mi hanno fatto venire i brividi lungo la schiena, tanto erano belle. Ed era stupendo sentire il mio amore così emozionato (me l’ha fatta conoscere lui), ed era incredibilmente premuroso e contento che piacesse anche a me.

Alla fine della serata abbiamo parlato un po’ in macchina e mi ha detto che vorrebbe che cercassi di affrontare un po’ di più le mie paure, di non farmi bloccare da loro. E mi ha dato un po’ di cose su cui riflettere. E’ strano: in qualche modo riesce sempre a dimostrarmi di capirmi e conoscermi meglio di quanto faccia io. In un colpo d’occhio riesce a capire tutti i miei stati d’animo e riesce anche a toccare i punti dolenti e a farmici pensare su.

I suoi stati d’animo li riesco a cogliere bene anch’io: quando è nervoso il suo sguardo cambia e lo sento proprio a pelle. E anche quando è triste lo sento, come se mi mandasse una vibrazione particolare che riesco a cogliere infallibilmente.

Però non sono brava quanto lui a capire cose più sottili. In ogni caso mi ha dato alcune cose su cui lavorar su, perciò la mia piccola lista personale di obiettivi si è un po’ allungata, ma va bene. L’importante per me, al momento, è crescere e diventare una persona migliore, e qualsiasi cosa c’è da fare per riuscirci la faccio.

Ora stiamo programmando un po’ di cose da fare: piccoli viaggi, esperienze. Stasera gli ho proposto di andare all’osservatorio astronomico l’11 agosto, dove si potrà osservare il cielo con il telescopio e ammirare le Perseidi che sfrecciano nel cielo. Io so già cosa desiderare, appena ne vedrò una…

Qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato, sì, e in meglio. In questi giorni sono stata un po’ presa dagli esami del corso che ho frequentato, oggi era l’ultimo giorno e c’era la prova finale: il colloquio con la commissione.

E’ stato breve ed è andato molto bene, mi hanno fatto pochissime domande e sembravano soddisfatti, mi hanno fatto anche i complimenti. Giovedì ci saranno i risultati e si vedrà l’esito, ma io devo dire di essere piuttosto ottimista.

Intanto, io mi sto godendo le giornate e la mia nuova positività, coltivando il mio piccolo progetto di fare cose nuove. Ci sto riuscendo: ogni giorno mi pongo una nuova sfida. Sono cose piccole, a volte: un piatto mai cucinato, un luogo mai visitato… Ma già questo basta a cambiare la mentalità che si mette verso le novità. E’ importante rendere ogni giorno un po’ speciale, e poi questo piccolo “obbligo” che mi sono imposta mi sta facendo scoprire tante cose e mi sta aiutando ad essere costante nel raggiungere un obiettivo. Questa era una delle maggiori lacune che volevo riempire: sono sempre stata piuttosto arrendevole, tante volte nel corso della mia vita quando le cose si facevano difficili io scappavo, invece di insistere. E’ vero che a volte bisogna seguire il proprio istinto, il problema è che a volte l’istinto è permeato dalla paura, e quindi non ti permette di fare la scelta davvero migliore per te. A volte, la scelta migliore è proprio quella più difficile, quella che ti richiede più impegno, che ti richiede di restare e resistere. “Sono le cose più difficili quelle per cui vale la pena lottare”, mi ha detto il mio amore, più di una volta. Quando mi vedeva scoraggiata, quando gli confidavo le mie paure riguardo a noi, perché vedevo che tante volte sembrava quasi che non dovessimo stare insieme… Lì, in quei momenti, mi prendeva la mano e mi ripeteva questa frase, quasi a chiedermi di non arrendermi, di continuare a combattere per noi. Perché lui tiene a me e io tengo a lui, ed è questo che deve contare. Anche se costa fatica, anche se si litiga.

Ormai l’ho capito, ho cambiato completamente il mio approccio verso le difficoltà, e adesso non mi faccio più scoraggiare. Lo devo a me stessa, per tutte le volte che ho lasciato che le mie paure prendessero il sopravvento e mi facessero perdere occasioni importanti. A volte, bisogna essere i nostri critici peggiori. A volte, bisogna imporre a noi stessi una disciplina. Quando sai che una fatica immediata sarà ricompensata da giorni migliori lo fai. Quando sai che se ti imponi di non arrenderti e di andare avanti riuscirai a raggiungere la meta.

Ecco, io è questo che voglio. Voglio essere una combattente.

Nella vita bisogna sempre evolversi

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Ho capito una cosa di me: io sono come l’acqua. L’acqua è considerata un elemento che si adatta facilmente, che cambia forma a seconda dell’involucro. Ma… c’è un grosso ma: cambia la forma, ma non la sostanza. Se provi a metterla in una bella bottiglia, ma è piena di batteri, avrai cambiato un po’ il suo aspetto ma dovresti comunque evitare di berla. Se si cerca di smuoverla, di buttare un sasso dentro uno stagno, quel sasso produrrà solo un leggero “plumf” e qualche increspatura, ma poi tutto tornerà esattamente come prima. Per smuovere davvero un elemento del genere bisogna che ci sia uno scontro forte, che non cambi solo la superficie. Uno tsunami.

E’ quello che è successo domenica. Pensavo di stare cambiando molto, ma mi sono resa conto che l’unica cosa che stava davvero subendo qualche mutamento era l’esterno. E il mio amore non ha avuto remore a farmelo notare. C’è stata quindi un’altra grossa litigata e all’inizio mi sembrava quasi che parlassimo due lingue diverse, perché non ci capivamo. Eravamo tutti e due arroccati sulle nostre convinzioni, specialmente io, lo confesso. Ero convinta, davvero convinta, di stare facendo dei grossi passi avanti, ma quando lui mi ha spiegato come alcuni miei atteggiamenti lo facessero sentire, il fatto che prestassi poca attenzione ad alcune cose che per lui invece erano importanti, e che troppo spesso non mi comportassi in maniera matura, mi ha fatto capire che devo impegnarmi di più. Ho visto ridimensionarsi il cammino che avevo fatto. Mi sento come se avessi cominciato a salire una lunghissima scalinata ed ero convinta di averne già percorso un bel pezzo, invece ora è come se avessi riguardato in basso e mi fossi accorta che di strada ne ho fatta davvero poca.

Questo nuovo punto di vista mi ha gettata nello sconforto, e lui mi ha abbracciata e mi ha detto che in realtà è un’ottima cosa prenderne coscienza. Ci è già passato, per quello riesce a capire bene come mi sento in certi momenti. Ma comunque è sconfortante sapere di non essere ancora riuscita a raggiungere neppure la metà di questo cammino, e la cosa peggiore è stata l’essere diventata consapevole del fatto che mi ci vorrà ancora molto tempo per diventare la persona che vorrei essere e la compagna che vorrei avesse. Di questo mi ha detto di non preoccuparmi, di pensare solo a continuare ad andare avanti e che non ci sono limiti di tempo. Anche perché, comunque, più sforzi faccio più la strada si accorcia, quindi sta solo a me.

So che sembra molto “new age”, ma ultimamente sto consultando molti siti sulla crescita personale, sul migliorare se stessi. Sto cercando di mettere in pratica i consigli che ritengo più utili per me, per migliorare quegli aspetti che non mi soddisfano. So di avere molti lati positivi, come tutti, e sto imparando a valorizzarli, questa è una cosa importante per la propria autostima, ma è anche vero che ci sono molti lati negativi nell’altra faccia della medaglia. Non so se riuscirò a farli sparire del tutto, ma vorrei almeno riuscire a smussarli, in modo che non diano problemi a me e alla mia vita privata.

A proposito di questo, sono anche tornata a cercare nuovi stimoli, a voler provare cose nuove. Quindi riprenderò in mano il progetto con cui avevo aperto questo blog, impegnandomi a fare qualcosa di nuovo ogni giorno e cercando di sfruttare ogni giornata per crescere un po’ e mettermi alla prova. Incrociamo le dita.

Voltare pagina – parte 2

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Ci siamo fatti delle promesse.

Ci siamo promessi di venirci più incontro e apportare tutte le modifiche necessarie per far sì che il nostro rapporto migliori.

Ieri ripensavo ai quasi due anni passati insieme, a quanto siamo cambiati, a tutta la strada che abbiamo fatto. Siamo troppo legati per lasciarci, è questa la verità. Pur essendoci tanti problemi, non riusciamo a pensare di dividerci.

E questo ci sprona a fare dei cambiamenti. Dopotutto, l’amore è anche crescere insieme.

Ne parlavamo giusto ieri sera, mentre le due gattine cercavano di mordergli i piedi e si azzuffavano ai piedi del letto. Le abbiamo prese da nemmeno una settimana, e sono piccolissime, dei batuffoli di pelo vivaci e sempre con la voglia di giocare. Sono stupende e, lo confesso, mi fa molta tenerezza guardarlo mentre se ne prende cura. Lui è un tipo premuroso, e lo dimostra chiaramente in molte occasioni. Ieri sera ce ne stavamo sul letto a coccolarle e a coccolarci.

Ieri sera mi ha detto che comunque nota i cambiamenti che sto facendo, che vede che sto maturando. Non sono più quella di prima e mi sento più sicura di me, cosa che francamente sta avendo molti risvolti positivi. Era anche ora che crescessi, direi.

Il cambiamento più lampante è a livello fisico: mi vesto in maniera più ricercata e valorizzante, ed è una cosa che lui, chiaramente, apprezza molto. Però anche a livello emotivo sto facendo enormi passi avanti.

Un paio di sere fa mi sono messa a rileggere le prima conversazioni che ci eravamo scambiati. Risalivano all’agosto del 2013. Erano pieni di vezzeggiativi e cose zuccherose. Rileggendo i miei messaggi, mi sono accorta che ero più ragazzina. Al tempo, però, non era un problema: siamo cresciuti molto durante la nostra relazione, e lui è maturato molto più di me, ma all’epoca eravamo quasi allo stesso livello.

Ora stiamo cercando di sentirci di nuovo così, solo ad un livello superiore.

Nel frattempo, almeno la scuola serale è finita, quindi avremo più tempo da passare insieme finalmente. Questo è un miglioramento non da poco e potremo fare più vita di coppia. Quando stiamo insieme stiamo davvero bene, riusciamo a passare anche dodici ore di fila insieme senza un attimo di noia o di insofferenza. Vorrei solo che altri aspetti della mia vita non fossero così d’intralcio…

Però sono fiduciosa sul fatto che riusciremo a sistemare tutto. Non sarà facile, ma ce la faremo.

Intanto, però, oggi pomeriggio c’è stato un fatto nuovo: il padre della mia migliore amica dovrà sottoporsi a un intervento piuttosto serio al cuore, ma la situazione è talmente delicata che nemmeno il medico primario sa bene come fare. Se non lo opereranno, i reni smetteranno di funzionare, e di conseguenza le ripercussioni sarebbero molto serie. Ma operandolo  c’è un rischio molto alto che non superi l’intervento. E’ una situazione davvero pesante, e chiaramente lei è frustrata e arrabbiata. E anche molto stanca, perché è da tanto tempo che ne sta passando di ogni colore. Le ho detto che per ogni evenienza ci sono, ma ci vorrebbe davvero un miracolo… Speriamo in bene.

Nel limbo…

Quante volte, nel corso di una vita, si sente la celebre frase: “Due cuori e una capanna”?
Ci si illude che per l’amore basti poco, e che basti a se stesso, e quando ci si scontra con la realtà gli ammaccamenti sono sempre tanti e molto dolorosi.
A volte basta una sera per far degenerare tutto.
In effetti, è proprio questo che è successo. E’ bastata un’ultima discussione per ritrovarci ieri sera a discutere del fatto che forse sarebbe stato meglio prenderci una pausa.
Le pause di riflessione… Ne ho sempre sentito parlar male. E’ un limbo: non stai con quella persona, ma allo stesso tempo sì. Quando ci penso, non posso fare altro che collegarle ai tanti telefilm americani visti negli anni dell’adolescenza, dove di solito uno dei due ne approfittava non tanto per riflettere sulla storia in corso, quanto per andare a letto con qualcun altro.
Non è stata una decisione subìta, io sono d’accordo, ci pensavo sempre più spesso in questi giorni. Questo, però, non vuol dire che non mi costi una sofferenza enorme abituarmi a non vederlo né sentirlo per un po’.
Come fai a rinunciare a una persona che è diventata così tanto importante per te e nella tua vita?
E’ il primo uomo con cui ho voluto prendere in seria considerazione il matrimonio, è stato il primo vero amore della mia vita. L’unico che sia riuscito a entrarmi dentro e a diventare una parte di me. So che sembra malato e quasi patologico, ma è così che lo sento: una parte di me.
Pur avendo questa sgradevole associazione per quanto riguarda le pause di riflessione, so che lui non ne approfitterebbe mai per rifarsi una vita con un’altra, non finché non avremo chiarito se rimetterci insieme o lasciarci definitivamente. A questa ultima opzione non riesco neppure a pensarci, tanto mi fa male.
Ieri sera mi ha detto che nemmeno lui la prende in opzione, e che vuole prendersi questa pausa proprio per cercare di sistemare quello che non va e ricominciare con il piede giusto.
Sinceramente adesso non riesco ad essere abbastanza lucida per essere positiva su questa cosa. So che la sfrutterò per cercare di migliorare le cose e aggiustare un po’ i problemi che mi sono capitati ultimamente. E fare un immenso lavoro su me stessa, perché so che ci sono alcune cose che devo cambiare.
Cerco di avere fiducia, di vedere questa situazione come una fenice, che si deve ridurre in cenere e morire per rinascere più forte di prima. Ma per il momento non riesco a sentire che il bisogno di piangere.
Non avrei mai pensato di ritrovarmi a questo punto con lui, e gliel’ho anche detto.
Ieri sera, alla fine, sono scoppiata a piangere, e lui mi ha abbracciata e tenuta stretta. Non è stata una decisione facile, e per un momento mi è sembrato quasi un addio più che un arrivederci. Staccarmi da lui e trovare il coraggio di andarmene è stata un’agonia, ma prolungare quel momento con la consapevolezza che poi avrei dovuto comunque farlo era perfino più doloroso.
Spero che questo sia solo il risultato di un momento di stanchezza, che sia solo un periodo e che ci aiuti. E non che diventi qualcosa di permanente…

Giorno 2 – In punta di piedi

Riuscireste a crederci?

Riuscireste a credere che dopo 2…. anni sto imparando solo ora a stare in equilibrio su un paio di tacchi?

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Lo so, il mio cambiamento è interiore, ma questo va a incidere anche sul modo in cui voglio presentarmi al mondo. Fin’ora non me n’era mai importato nulla e avevo continuato imperterrita a indossare gli stessi vestiti di quando andavo al liceo. All’epoca ero timida e mi nascondevo sotto vestiti oversize, rifiutando il fatto di non avere un corpo da modella. Perché purtroppo, bisogna pur ammetterlo, l’aspetto fisico ha un certo valore, e durante l’adolescenza quel valore si massimizza, diventando fondamentale se vuoi avere attenzioni. Ma se non hai un corpo “perfetto” allora tanto vale nascondersi.

Siamo nel 2000, non mi considero una femminista, ma ho sempre creduto nel dare valore ad una persona per le sue capacità piuttosto che per il suo aspetto, uomo o donna che sia, solo che ho travisato questa cosa, dando pochissima importanza a rendermi al meglio, risultando sciatta. Non sto parlando di piacere ai ragazzi, ma alle persone in generale e soprattutto a me stessa. Voglio imparare a sentirmi al meglio, a sentirmi sicura di me, anche sull’aspetto fisico. Lo so che può sembrare frivolo o superficiale, ma credo davvero nell’importanza di trovare un equilibrio tra corpo e cervello. Non si può essere solo belli o solo intellettuali, siamo un tutt’uno. Ridurci a un’etichetta quando abbiamo in realtà un potenziale enorme (l’essere umano è poliedrico per natura), sminuiamo enormemente il nostro valore. O perlomeno, questa è la mia opinione.

Cosa c’entra questo con un paio di tacchi? Beh, per me c’entra perché mi fa sentire più donna e meno ragazzina, più assertiva e controllata e meno in preda alle paure. Mi fa sentire matura e…. per una volta anche alta. Questa mattina ho pensato che per tutta la mia vita avevo fatto fatica a prendere lo zucchero sullo scaffale in alto del mobile in cucina, e invece con sette centimetri in più riuscivo ad arrivarci tranquilla. Non è certo qualcosa che cambia il destino del mondo, ma è pur sempre un miglioramento nella mia vita 🙂

Giorno 1

SophieLens_2015_03_18_17_00 Neanche a farlo apposta, giusto oggi ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto, e non è stata una cosa programmata. O meglio, era programmata ma non nella mia lista.

Oggi ho accompagnato per la prima volta il mio ragazzo al lavoro. Lui lavora a più o meno un’ora e mezza di macchina da dove vive, quindi un bel po’ lontano. Stamattina ci siamo alzati entrambi presto, mi è venuto a prendere e poi da lì abbiamo proseguito insieme. Inutile dire che avevamo entrambi le facce stravolte per l’ora, ma era una cosa necessaria. E poi era quasi bello, in realtà, essere in giro così presto. Il sole era sorto da poco (finalmente una bella giornata dopo tanta pioggia), e tra i campi si levava la nebbia mattutina. Nel frattempo chiacchieravamo o ascoltavamo la radio. Purtroppo mi ha dato anche qualche brutta notizia: ieri è venuto a mancare il suo dottore, che tra l’altro era suo vicino di casa e l’ha visto crescere. Io non l’ho mai conosciuto, ma lui mi ha sempre detto che avevano un rapporto stretto, andava spesso a trovarlo e in passato aveva aiutato il mio amore quando stava passando dei momenti difficili. E poi anche un’altra persona che conosce è morta, una signora anziana. In questi giorni è capitata una cosa brutta anche tra le mura di casa mia, tutte queste pessime notizie nel giro di un paio di giorni mi hanno buttata davvero giù. Per fortuna, poi, abbiamo cambiato discorso, altrimenti ci saremmo demoralizzati entrambi.

Pur essendo il tragitto lungo, abbiamo fatto in fretta, anche perché lui guida sempre velocemente. Avendo un po’ di tempo, siamo andati in un bel bar elegante a fare colazione. E anche questa è stata una prima volta: non che non abbiamo mai fatto una colazione insieme, o che non siamo mai andati in un bar, però quelle volte o eravamo a casa sua, dopo aver dormito insieme, o eravamo in compagnia di altre persone, mai solo io e lui.

Ci siamo presi una spremuta e una brioches e ci siamo concessi un po’ di calma, per quanto possibile. Poi siamo andati a fare una commissione importante, e così ho avuto l’occasione di vedere un po’ la città. Mi ci aveva già portata lì, ma non avevo mai avuto occasione di girare un po’ per le vie. E’ il tipico posto per famiglie, molto tranquillo e in periferia, e infatti non c’era neppure una persona della mia età: erano o tutti molto più piccoli (bambini) o molto più grandi (genitori/nonni). Chiunque abbia l’età per andare all’università si trasferisce in un posto che abbia qualche svago in più da offrire. Conosco bene la situazione perché anche io sono cresciuta in un posto del genere, e durante l’adolescenza era una vera e propria salvezza andare in un liceo che si trovava in centro città, dove ci sono negozi, pub, ristoranti e quant’altro, posti con un po’ più di vita insomma. Se mi fossi dovuta accontentare di ciò che aveva da offrire la mia piccola cittadina in periferia credo che sarei morta di noia insieme ai miei amici…

E’ stato bello passeggiare insieme a lui di prima mattina, in mezzo alle vie di sanpietrini, con un silenzio quasi irreale intorno.

Mi ha accompagnata alla stazione prima di andare al lavoro, mentre già sul cellulare gli arrivavano mille chiamate perché nessuno sapeva cavarsela al computer senza di lui. Come ho detto, ci sono solo persone molto adulte, e la maggior parte di queste non sa nemmeno cosa sia una scheda madre. Non è colpa loro, però resta il fatto che gli rendono la vita difficile…

Ho preso il biglietto del treno e poi ci siamo salutati. Mi è dispiaciuto doverlo lasciare andare, avrei voluto stare ancora un po’ con lui, ma in settimana è impossibile, e già oggi è stata un’eccezione non da poco il fatto di aver potuto passare parte della mattina insieme. Ancora non conviviamo, anche se non vediamo l’ora di poterlo fare. Stiamo aspettando solo che io trovi un lavoro e sia autonoma. Per questo motivo, però, passare una mattina così acquista ancora più importanza.

Tra poco più di una settimana inizierò uno stage, e già questo potrebbe aiutarmi molto. Vedremo…

SophieLens_2015_03_18_16_59  Sulla via del ritorno mi sono goduta il viaggio. L’ultima volta che ho preso un treno è stato più di un anno fa. L’ho sempre trovato rilassante, quindi mi sono messa comoda a guardare sfilare fuori dal finestrino il paesaggio. Ogni tanto ripensavo al brutto periodo che sto passando, in altri momenti invece cercavo di focalizzarmi su questo mio progetto. Voglio essere una persona completamente nuova e mettere un punto a com’ero prima. Voglio rinnovarmi e fare tante cose che mi facciano stare bene. Sarò presuntuosa, ma me lo merito.

Storia di una sfida a me stessa

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Non so come debba essere il primo posto di un blog, ma ci provo.

Forse dovrei fare qualcosa del tipo: sono tizia, abito a…, nella vita faccio… Ma credo che mi sembrerebbe di essere di nuovo alle elementari, dove eri costretto a presentarti alla classe e non sapevi bene che cosa dire di te che potesse impressionare i nuovi compagni e farti acquistare punti. Quindi sarò molto semplice e diretta.

Questo blog nasce da un’esigenza particolare, l’esigenza di risistemare la mia vita e cambiare alcune situazioni che ormai costituiscono un passato ingombrante.

Quello che voglio dire è che ho la necessità di una rinascita, di essere una persona nuova. E’ un bisogno che molte persone provano dopo aver passato esperienze difficili, ed è proprio quello che sta capitando a me. Ecco perché ho lanciato una sfida a me stessa: fare qualcosa di nuovo, qualcosa che on si è mai fatto prima, ogni giorno. Non è una mia invenzione, questo piccolo esperimento sta già prendendo piede da un po’, ci hanno scritto persino un libro (Dieci minuti, di Chiara Gamberale), che però non ho letto. Lo scopo è mettersi alla prova, andare oltre il conosciuto e la quotidianità, e inoltre aiuta anche ad essere più selettivi e sapere davvero cosa piace o cosa no (non puoi saperlo finché non lo provi).

Ho deciso di aprire un blog per “allenarmi” a parlare un po’ di me stessa, e anche perché ho bisogno di documentare questo mio piccolo viaggio intimo. Magari potrebbe essere anche da ispirazione a qualcuno nel mio stesso stato d’animo, un giorno…