Quei momenti un po’ così… sottotono.

Stavo pensando di chiudere il blog.

Ci stavo pensando perché a volte vengo presa da questi raptus di eliminazione estrema. Distruggo e ricomincio.

Ma poi ci ho pensato bene. Da una parte mi dico: “Perché raccontare i fatti miei agli altri? In un mondo così vasto come internet, poi, dove tutti sembrano avere un’opinione su tutto e non ci pensano due volte a dirla, dove tutti sono dei “Sapientini” e vogliono farlo sapere al mondo. Anche quando magari diventano offensivi e pensano comunque di avere ragione”. Facebook, in questo caso, è un ricettacolo di certi soggetti…

Comunque, già, perché?

E poi mi sono ricordata quello che avevo scritto nel primo post: avevo voglia di aprire questo blog per documentare il mio viaggio verso un’identità nuova. Capitano quei momenti nella vita di rivoluzione totale delle proprie abitudini e di se stessi, e si vuole essere persone nuove. Non avevo e non ho la presunzione che il blog venga seguito. Per carità, se è di utilità per qualcun altro che sta passando la stessa cosa, ben venga. Ne sono più che felice, ma comunque non ho grandi ambizioni, al riguardo. Voglio solo poter scrivere liberamente, senza un tot di pagine che so prima o poi finiranno, senza preoccuparmi della penna che non scrive più. E, magari, avere anche qualche confronto, perché no?

Ecco, io devo ammettere che in questo momento penso di aver fallito in questo “viaggio”, nel senso che sento da una parte di essere cambiata, ma non quanto avrei voluto. Sento di non aver fatto molti passi avanti, di essermi arresa troppo presto in certi momenti.

Vorrei essere una di quelle donne che sanno godersi la vita, che sanno essere leggere e hanno il coraggio di osare. Hai voglia di fare un lungo viaggio? Bene, prepari la valigia e vai, senza pensieri, solo perché ne hai voglia.

Ho l’impressione di aver idealizzato la donna che vorrei essere, e qualsiasi confronto faccia con lei è sempre una sconfitta per me. Che strano, pensavo di essermi ormai lasciata alle spalle l’età dei confronti con gli ideali, e invece sono di nuovo qui. Forse a volte hanno ragione gli uomini: ci facciamo troppe paranoie, non stiamo mai bene con noi stesse. Ma cosa c’è che non va in questo benedetto gene XX? Possibile che una gambetta in più possa fare così tanti danni? No, non ci credo, non posso credere che sia solo una questione di genetica. Ma non voglio farmi paranoie anche su questo.

Al momento so che mi devo riprendere, che devo ricominciare a lottare anche se ho la sensazione di stare affogando. C’è questa scontentezza di fondo che non mi lascia e non capisco da dove e cosa derivi.

O meglio, forse sono troppe cose tutte insieme. La mancanza di un lavoro, l’impossibilità di fare progetti con il mio ragazzo proprio in funzione della mancanza di lavoro, il dover ancora vivere con i miei, ecc. E’ un carico emotivo importante, non mi dovrebbe stupire il fatto di sentirmi esausta e molto scoraggiata. Mi sembra che in quest’anno la mia situazione non sia cambiata affatto, e in tempo di bilanci questo è un brutto colpo. Avrei voluto fare di più.

Per certi versi è stato un anno bellissimo, per altri… poteva essere meglio.

Ok, la smetto di lamentarmi, lo giuro, ma questo è l’unico posto in cui posso davvero sfogare tutta questa frustrazione senza sembrare una pazza.

Se qualcuno ha qualche suggerimento, lo accolgo volentieri.

Nel frattempo, lascio qui una bella lista, che mi ha fatto pensare.

E’ una lista di domande creata nel ’97 da Arthur Aron, e trovata casualmente nei meandri del web. In realtà, è stata creata per instaurare intimità tra due persone, ma credo sia ottima anche per dare qualche informazione in più su di me.

1- Chi vorresti avere come ospite a cena, se potessi scegliere tra tutte le persone al mondo?

Sinceramente non lo so… Forse Hedy Lamarr, credo avrebbe tante cose da dire.
2. Ti piacerebbe essere famoso? Per che cosa?

Sì, ammetto che non mi dispiacerebbe essere conosciuta per aver fatto qualcosa di bello. Magari essere una cantante internazionale. Non alla Miley Cyrus, però, vorrei essere una cantante seria.
3. Ti capita mai di provare quello che devi dire PRIMA di fare una telefonata? Perché?

Sì, sempre. Credo che sia perché al telefono mi tendo ad agitarmi e quindi faccio strafalcioni. Parlare faccia a faccia è molto più facile.

4. Com’é un giorno “perfetto”, secondo te?

Un giorno passato tutto il tempo fuori, magari visitando un posto nuovo, insieme al mio amore e ai nostri amici, per poi metterci a cena tutti insieme, mangiando del buon cibo e bevendo vino. Sì, lo so, sembra una pubblicità, ho la fantasia di uno scarabeo stercorario (senza offesa per gli scarabei stercorari).
5. Quand’è l’ultima volta che hai cantato tra te e te? E davanti a qualcun altro?

Canto tra me e me ogni volta che sono da sola in casa, quindi più o meno tutti i giorni. Davanti a qualcun altro, è successo domenica, ascoltando la radio in macchina insieme al mio ragazzo.
6. Se tu avessi la possibilità di vivere fino a 90 anni mantenendo la mente o il corpo di un trentenne per gli ultimi 60 anni della tua vita, quale sceglieresti tra i due?

Non è una scelta facile, mi sembra che entrambe le opzioni abbia un costo decisamente alto. Preferirei vivere meno anni ma con corpo e mente sullo stesso binario.
7. Hai un presentimento segreto sul modo in cui morirai?

Credo morirò semplicemente di vecchiaia, nel mio letto. O perlomeno lo spero.
8. Elenca tre cose che tu e il tuo partner sembra abbiate in comune.

L’intelligenza, la voglia continua di novità, il senso dell’umorismo.
9. Per quali cose della tua vita ti senti più fortunato/grato?

Senza dubbio per i miei genitori, che fanno sempre un sacco di sacrifici per me. Per il fatto che, per quanto sia difficile, abbia la possibilità di realizzarmi. Per il mio amore, che sicuramente mi aiuta moltissimo.

10. Se tu potessi cambiare qualcosa del modo in cui sei stato cresciuto, quale sarebbe?

Avrei voluto semplicemente passare più tempo con i miei genitori. Mio padre per lavoro è tutto il giorno fuori, esce alle 5 del mattino e rientra non prima delle 8 di sera. Mia madre fisicamente è sempre stata più presente, ma non è mai stata molto presente per me quando ero piccola.
11. Prenditi quattro minuti e racconta la storia della tua vita il più possibile in dettaglio.

No, questa ve la risparmio.
12. Se potessi svegliarti domani avendo acquisito una qualità o un’abilità, quale sarebbe?

Probabilmente avere il Q.I. di Einstein.

13. Se potessi vedere in una sfera di cristallo la verità su te stesso, la tua vita, il futuro o qualsiasi altra cosa, che cosa vorresti sapere?

Se questa relazione durerà e si manterrà felice nel tempo. Il mio incubo è quello di realizzare un giorno che l’uomo che amo non mi ricambi più, che il sentimento si è spento.
14. C’è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo? Perché non l’hai fatto?

Andare a Praga. Non l’ho fatto un po’ perché non me lo posso permettere al momento, un po’ perché vorrei andarci con il mio ragazzo, perciò bisogna prima aspettare che abbia le ferie, almeno.

15. Qual è il traguardo più importante che hai raggiunto nella tua vita, o il tuo più grande risultato?

Riuscire a prendere la patente in pochissimo tempo e senza essere stata bocciata né nella teoria né nella pratica. Lo so, sembra una cavolata, ma quello è stato un punto di svolta per acquisire maggiore autonomia.
16. Quali sono le cose che per te contano di più in un rapporto di amicizia?

La fiducia e la lealtà.
17. Qual è il tuo ricordo più caro?

Una lettera di mio padre nel quale descriveva la felicità che aveva provato la prima volta che mi aveva tenuta in braccio appena nata.
18. Qual è il tuo ricordo peggiore?

Quando a 17 anni passai davvero un brutto periodo.
19. Se tu sapessi che entro un anno improvvisamente morirai, cambieresti qualcosa del modo in cui stai vivendo? Perché?

Lo cambierei sicuramente, a quel punto mi renderei conto di non avere più a disposizione tutto il tempo del mondo, e che devo sfruttarlo al massimo. In realtà bisognerebbe farlo sempre, ma è più facile credere di avere sempre tutto il tempo che si vuole.
20. Che cosa significa l’amicizia per te?

Poter avere una persona sulla quale poter contare sempre, anche quando passano mesi dall’ultima volta che ci si è viste.
21. Che ruolo hanno nella tua vita l’amore e l’affetto?

Un ruolo importantissimo, vengono prima di tutto per me.
22. Elenca cinque caratteristiche positive del partner.

E’ rispettoso degli altri. E’ molto premuroso nei miei confronti. Ha una voce profonda che mi piace molto. E’ un gentiluomo. Emotivamente è molto più adulto di me e di quasi tutte le persone che conosco.
23. Hai un rapporto stretto con la tua famiglia? Pensi che la tua infanzia sia stata più felice della media?

Voglio bene ai miei genitori, ma non ho un rapporto molto stretto con loro, e no, ho sempre avuto l’impressione che i miei compagni di classe avessero un’infanzia più felice della mia.
24. Che rapporto hai con tua madre?

Ora buono. Non è sempre stato così, ma ora le cose sono molto migliorate.

25. Completa questa frase: “Vorrei avere qualcuno con cui poter condividere…”

La mia vita.
26. Spiega al tuo partner le cose di te che sarebbe importante che sapesse, se diventaste molto amici

Questo lui lo sa già, ma a volte tendo ad essere molto orgogliosa.

27. Racconta un episodio imbarazzante della tua vita.

Sicuramente quando alle elementari mi sono fatta la pipì addosso davanti a tutti.
28. Quando è stata l’ultima volta che hai pianto di fronte a un’altra persona? E da solo/a?

Martedì. Da sola stamattina, guardando un video di YT. Non sono una persona che piange facilmente, ma a volte tendo ad emozionarmi molto.
29. Qual è – se esiste – l’argomento su cui non si può scherzare, per te?

Probabilmente sulle malattie: detesto quando fanno battute su chi soffre di qualche malattia, celebre la frase: “Ma sei down?”, usate come un “Ma sei scemo?” che andava tanto di moda quando io ero ancora piccola.
30. Se tu stasera morissi senza poter più comunicare con nessuno, qual è la cosa che rimpiangeresti di non aver detto a qualcuno? Perché non gliel’hai ancora detta?

Un bel Ti voglio bene ai miei genitori. E non gliel’ho ancora detto perché, come ho detto più su, tendo ad essere orgogliosa.
31. La tua casa prende fuoco, con dentro tutto quello che possiedi. Dopo aver salvato le persone che ami e gli animali, hai il tempo per fare un’ultima corsa dentro e portare via un solo oggetto. Quale sarebbe? perché?

Probabilmente il mio diario cartaceo, dove sono conservati tanti ricordi.
32. Qual è il membro della tua famiglia la cui morte ti colpirebbe di più? Perché?

Mi colpirebbe molto la morte di mio padre, lui è la persona a cui somiglio di più e a cui sono più legata.

Spero di non avervi annoiati troppo. Ora vado, devo assolutamente staccarmi dal pc e fare mille cose che mi aspettano.

Una riflessione

Ultimamente penso spesso alla disparità dei sessi nel mondo. Tranquilli, non comincerò a scrivere di statistiche, di stipendi inferiori, ecc. Non sono un’esperta, c’è gente molto più brava di me a scrivere di un argomento come questo.

Ho visto per puro caso un documentario, “L’amore offeso”, che parla di tratta di donne, di come in Cambogia la donna venga spinta a prostituirsi. C’è anche un detto lì: “La donna è come uno straccio, l’uomo come l’oro”. Vivono in povertà, in una condizione sociale che non permette loro nemmeno di risollevarsi.

E, come la Cambogia, ci sono molti altri Paesi che vivono così, in prevalenza nel Sud-est asiatico e in Africa.

E così mi sono ritrovata a ripercorrere le nozioni di storia e di biologia che vengono insegnate nelle scuole.

Discendiamo da alcuni esemplari di scimmie antropomorfe, le più simili a noi. Esse, a volte, presentano un po’ di aggressività, ma per lo più per preservare il territorio, proteggere i cuccioli o riuscire ad attirare l’attenzione di una femmina. Non c’è aggressività, però, tra esemplari femminili e maschili. Quindi, quando è successo? Quando è nata questa disparità sociale?

Credo che, nella nostra evoluzione, nel corso della storia, a un certo punto, ci sia stato qualcosa, un errore, che ci ha portati a questo punto. Qualcosa che ha portato l’uomo a voler prevaricare e la donna a cercare di arrabattarsi, a volte ricorrendo a mezzi subdoli.

Ovviamente, parlo da profana. Le nozioni che ho in proposito sono, per l’appunto, puramente scolastiche e sto anche generalizzando molto, quindi potrei dire una marea di fesserie. Ma ciò che mi fa riflettere è che, comunque, non siamo nati così. Questa “guerra fra i sessi”, che malgrado ciò che ci raccontiamo continua ancora oggi (e basta guardare come si comportano i ragazzini e le ragazzine di 16/17 anni gli uni con le altre per capirlo), l’abbiamo creata noi, in un momento della nostra storia che però ora non siamo in grado di ricordare.

E quindi come si può tornare indietro e ritrovare quella naturalezza nei rapporti tra i sessi che avevamo agli albori della nostra esistenza? Credo che l’unica soluzione sia liberarsi dalla paura che questo genera in noi: l’essere rifiutati, rischiare di sentirci sminuiti perché “non abbastanza” per quella persona. E la paura ci spinge ad essere aggressivi e a comportarci quasi con strafottenza.

Forse sono semplicemente troppo idealista e mi faccio decisamente troppe seghe mentali, ma penso che sarebbe decisamente un mondo migliore se riuscissimo a liberarci di questi schemi mentali e ad essere più sereni con noi stessi e con gli altri.

Respiro…

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Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

Nella vita bisogna sempre evolversi

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Ho capito una cosa di me: io sono come l’acqua. L’acqua è considerata un elemento che si adatta facilmente, che cambia forma a seconda dell’involucro. Ma… c’è un grosso ma: cambia la forma, ma non la sostanza. Se provi a metterla in una bella bottiglia, ma è piena di batteri, avrai cambiato un po’ il suo aspetto ma dovresti comunque evitare di berla. Se si cerca di smuoverla, di buttare un sasso dentro uno stagno, quel sasso produrrà solo un leggero “plumf” e qualche increspatura, ma poi tutto tornerà esattamente come prima. Per smuovere davvero un elemento del genere bisogna che ci sia uno scontro forte, che non cambi solo la superficie. Uno tsunami.

E’ quello che è successo domenica. Pensavo di stare cambiando molto, ma mi sono resa conto che l’unica cosa che stava davvero subendo qualche mutamento era l’esterno. E il mio amore non ha avuto remore a farmelo notare. C’è stata quindi un’altra grossa litigata e all’inizio mi sembrava quasi che parlassimo due lingue diverse, perché non ci capivamo. Eravamo tutti e due arroccati sulle nostre convinzioni, specialmente io, lo confesso. Ero convinta, davvero convinta, di stare facendo dei grossi passi avanti, ma quando lui mi ha spiegato come alcuni miei atteggiamenti lo facessero sentire, il fatto che prestassi poca attenzione ad alcune cose che per lui invece erano importanti, e che troppo spesso non mi comportassi in maniera matura, mi ha fatto capire che devo impegnarmi di più. Ho visto ridimensionarsi il cammino che avevo fatto. Mi sento come se avessi cominciato a salire una lunghissima scalinata ed ero convinta di averne già percorso un bel pezzo, invece ora è come se avessi riguardato in basso e mi fossi accorta che di strada ne ho fatta davvero poca.

Questo nuovo punto di vista mi ha gettata nello sconforto, e lui mi ha abbracciata e mi ha detto che in realtà è un’ottima cosa prenderne coscienza. Ci è già passato, per quello riesce a capire bene come mi sento in certi momenti. Ma comunque è sconfortante sapere di non essere ancora riuscita a raggiungere neppure la metà di questo cammino, e la cosa peggiore è stata l’essere diventata consapevole del fatto che mi ci vorrà ancora molto tempo per diventare la persona che vorrei essere e la compagna che vorrei avesse. Di questo mi ha detto di non preoccuparmi, di pensare solo a continuare ad andare avanti e che non ci sono limiti di tempo. Anche perché, comunque, più sforzi faccio più la strada si accorcia, quindi sta solo a me.

So che sembra molto “new age”, ma ultimamente sto consultando molti siti sulla crescita personale, sul migliorare se stessi. Sto cercando di mettere in pratica i consigli che ritengo più utili per me, per migliorare quegli aspetti che non mi soddisfano. So di avere molti lati positivi, come tutti, e sto imparando a valorizzarli, questa è una cosa importante per la propria autostima, ma è anche vero che ci sono molti lati negativi nell’altra faccia della medaglia. Non so se riuscirò a farli sparire del tutto, ma vorrei almeno riuscire a smussarli, in modo che non diano problemi a me e alla mia vita privata.

A proposito di questo, sono anche tornata a cercare nuovi stimoli, a voler provare cose nuove. Quindi riprenderò in mano il progetto con cui avevo aperto questo blog, impegnandomi a fare qualcosa di nuovo ogni giorno e cercando di sfruttare ogni giornata per crescere un po’ e mettermi alla prova. Incrociamo le dita.

Voltare pagina – parte 2

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Ci siamo fatti delle promesse.

Ci siamo promessi di venirci più incontro e apportare tutte le modifiche necessarie per far sì che il nostro rapporto migliori.

Ieri ripensavo ai quasi due anni passati insieme, a quanto siamo cambiati, a tutta la strada che abbiamo fatto. Siamo troppo legati per lasciarci, è questa la verità. Pur essendoci tanti problemi, non riusciamo a pensare di dividerci.

E questo ci sprona a fare dei cambiamenti. Dopotutto, l’amore è anche crescere insieme.

Ne parlavamo giusto ieri sera, mentre le due gattine cercavano di mordergli i piedi e si azzuffavano ai piedi del letto. Le abbiamo prese da nemmeno una settimana, e sono piccolissime, dei batuffoli di pelo vivaci e sempre con la voglia di giocare. Sono stupende e, lo confesso, mi fa molta tenerezza guardarlo mentre se ne prende cura. Lui è un tipo premuroso, e lo dimostra chiaramente in molte occasioni. Ieri sera ce ne stavamo sul letto a coccolarle e a coccolarci.

Ieri sera mi ha detto che comunque nota i cambiamenti che sto facendo, che vede che sto maturando. Non sono più quella di prima e mi sento più sicura di me, cosa che francamente sta avendo molti risvolti positivi. Era anche ora che crescessi, direi.

Il cambiamento più lampante è a livello fisico: mi vesto in maniera più ricercata e valorizzante, ed è una cosa che lui, chiaramente, apprezza molto. Però anche a livello emotivo sto facendo enormi passi avanti.

Un paio di sere fa mi sono messa a rileggere le prima conversazioni che ci eravamo scambiati. Risalivano all’agosto del 2013. Erano pieni di vezzeggiativi e cose zuccherose. Rileggendo i miei messaggi, mi sono accorta che ero più ragazzina. Al tempo, però, non era un problema: siamo cresciuti molto durante la nostra relazione, e lui è maturato molto più di me, ma all’epoca eravamo quasi allo stesso livello.

Ora stiamo cercando di sentirci di nuovo così, solo ad un livello superiore.

Nel frattempo, almeno la scuola serale è finita, quindi avremo più tempo da passare insieme finalmente. Questo è un miglioramento non da poco e potremo fare più vita di coppia. Quando stiamo insieme stiamo davvero bene, riusciamo a passare anche dodici ore di fila insieme senza un attimo di noia o di insofferenza. Vorrei solo che altri aspetti della mia vita non fossero così d’intralcio…

Però sono fiduciosa sul fatto che riusciremo a sistemare tutto. Non sarà facile, ma ce la faremo.

Intanto, però, oggi pomeriggio c’è stato un fatto nuovo: il padre della mia migliore amica dovrà sottoporsi a un intervento piuttosto serio al cuore, ma la situazione è talmente delicata che nemmeno il medico primario sa bene come fare. Se non lo opereranno, i reni smetteranno di funzionare, e di conseguenza le ripercussioni sarebbero molto serie. Ma operandolo  c’è un rischio molto alto che non superi l’intervento. E’ una situazione davvero pesante, e chiaramente lei è frustrata e arrabbiata. E anche molto stanca, perché è da tanto tempo che ne sta passando di ogni colore. Le ho detto che per ogni evenienza ci sono, ma ci vorrebbe davvero un miracolo… Speriamo in bene.

Bisogna reagire!

09

Stamattina, dopo una nottata passata a fare dei sogni stranissimi, senza capo né coda, mi sono svegliata con in testa il ritornello di Nothing without you, di Phil Danyew.

Sto cominciando a sembrare patetica, vero? Quindi basta, non voglio più piangermi addosso.

Per quanto la situazione sia difficile, non posso permettere che il mio mondo si fermi per questo. E poi non ho mai trovato molto affascinanti le damine dell’800 che si struggevano per i loro uomini. Tipo Anna Karenina. L’ho sempre odiata.

Non è quello il tipo di donna a cui aspiro ad essere. Voglio essere forte e saper prendere il meglio da tutto, e riuscire magari a trovare anche il lato comico delle cose. Per adesso, ancora non ci riesco, d’altronde sono passati soltanto tre giorni (anche se mi sembrano molti di più) e questa ultima batosta è decisamente troppo fresca. Però non è mai troppo tardi per cominciare ad essere la persona che vorremmo diventare. Che non ha nulla a che vedere con l’indossare una maschera, sia chiaro, ma con il migliorare quegli aspetti che non ci piacciono di noi e non ci permettono di avere la vita che vorremmo.

Ieri, approfittando del fatto che fossi a casa di riposo dal lavoro, sono uscita con la mia migliore amica, che non vedevo da mesi. Ci conosciamo da anni, per essere precisi da dieci anni. Ci sono matrimoni che durano anche meno.

E’ praticamente come una sorella, e infatti su molte cose siamo davvero simili, solo che abbiamo due caratteri un po’ diversi. Io, di solito, sono più calma e riflessiva, lei invece ha un carattere più deciso e impulsivo. Ci compensiamo da questo punto di vista.

L’altra sera l’avevo chiamata in lacrime, facendola preoccupare tantissimo, e probabilmente è stata l’unica volta in cui mi abbia sentita in quel modo, perché di solito non piango mai davanti agli altri.

Quindi ieri abbiamo parlato e mi ha chiesto di spiegarle un po’ come mai eravamo arrivati a quella decisione. Sinceramente non lo so nemmeno io… So solo che nell’ultimo mese era sempre nervoso, ma non so perché lo sia diventato, e lui neppure capisce da cosa sia nata questa esasperazione nei confronti del nostro rapporto, perché prima andava bene. In ogni caso ci stavamo facendo solo del male a continuare a stare insieme.

E questo apre mille altre domande. E se in futuro capitasse di nuovo di avere tanti problemi? Mi lascerebbe di nuovo da sola? E se fossimo sposati e con un figlio devo aspettarmi che un giorno voglia andarsene? Chi lo sa…

A questo punto non so davvero nulla e sono costretta ad aspettare per risolvere questi dubbi con lui, visto che è l’unico che possa rispondermi. Vedremo…

Lei era molto arrabbiata con lui, non capiva perché avesse scelto proprio questa strada invece di rimanere con me. Sinceramente sono un po’ confusa anche io, ora, quindi non saprei proprio rispondere. Da un lato lo capisco, dall’altro no.

In ogni caso, almeno mi sono distratta in sua compagnia. Anche se ho imparato che non devo più andare a fare shopping con lei, perché diventa estremamente indecisa e ci mette mezz’ora solo per scegliere il fard. A un certo punto non ce la facevo più, volevo che si decidesse e uscire dal negozio in cui eravamo entrate. E io sarei quella paziente tra le due! Ho capito cosa provano gli uomini quando accompagnano le ragazze a far compere. Per fortuna non mi è mai venuto in mente di farlo, detesto fare shopping già di mio, quindi sono sempre andata a farlo solo se necessario e sempre da sola, così facevo più in fretta.

Avevo bisogno di parlare un po’ con qualcuno, comunque. Ultimamente mi sentivo un po’ sola per questo: mi sembrava di non avere nessuno con cui sfogarmi nei momenti no.

Mi sono autoimposta di non ricorrere nè a Facebook, nè a Whatsapp per sapere a che ora ci è entrato o cose del genere. Non sono mai stata il tipo di ragazza che si mette a spiare il proprio ragazzo, e queste diavolerie tecnologiche rischiano di tentarti e di farti diventare una stalker. Ma non voglio certo beccarmi una denuncia, anche perché di sicuro in quel modo non lo riconquisterei, semmai il contrario… A nessuno piacciono le pazze maniache, è un dato di fatto.

E poi sarebbe davvero misera la mia vita se girasse soltanto intorno a lui. E’ per questo che voglio concentrarmi su altre cose. Per esempio, ieri non avevo alcuna voglia di andare alla scuola serale, ma poltrire sul divano a pensare a quanto triste fosse la mia situazione e lagnarmi di tutto non mi avrebbe di certo aiutato di più, quindi mi sono fatta una doccia (la seconda nell’arco della giornata, ieri il caldo afoso mi stava facendo sciogliere) e ci sono andata.

E’ stato un bene: mi sono distratta e anche divertita. C’è questa ragazza con cui da poco si è instaurata una bella amicizia. All’inizio mi sembrava una snob, quasi non mi parlava. Una sera, all’inizio, quando mi ero iscritta da poco, ricordo che una sera eravamo tutt’e due alla fermata dell’autobus ad aspettare, e lei parlava al cellulare in maniera concitata: stava litigando con il suo ragazzo. Io le avevo fatto un cenno con la mano, ma lei si è limitata a voltarsi e allontanarsi. Ci sono rimasta male e da allora ho pensato di non starle molto simpatica. Probabilmente, invece, era solo perché era occupata. Inoltre può sembrare frivola, all’inizio, ma ora sto imparando che non lo è affatto. Ha 19 anni e già vuole mantenersi da sola e non pesare sui suoi genitori riguardo alle sue spese, si dà da fare sul lavoro. Da questo punto di vista è molto matura rispetto alle sue coetanee. Ieri sera l’ho riaccompagnata fino a casa in macchina e mi sono confidata anche con lei, e ho scoperto che è molto sensibile. Anche lei sta passando un periodaccio con la sua metà.

Insomma, chiunque sento, sembra sempre che tra le coppie ci sia crisi ultimamente. Si dice mal comune, mezzo gaudio, ma a me mica rende tanto felice la cosa. Non che abbia mai avuto una visione idilliaca del mondo, dove tutte le coppie sono felici e quant’altro, ma così è deprimente…

Spero che questo periodo passi in fretta per tutti. E che finisca in maniera positiva…