Il buio

Ci sono caduta con tutte le scarpe. Lo sapevo, me lo sentivo che era da troppo tempo che qualcosa premeva contro il costato per uscire. Una bestia selvaggia, stanca di non essere ascoltata.

E ora sento la sua voce, fin troppo bene, che scandisce parole così brutte da farmi sentire un dolore fisico.

“Non vali niente, sei una fallita”. Sei merce avariata, nessuno ti vorrebbe”. “Credi davvero che lui starebbe con te se sapesse quanto sei marcia dentro?”

Un paio di notti fa mi sono sorpresa a pensare che non sarebbe stato poi un gran danno se morissi, se mi levassi di torno. Sicuramente sarebbe una preoccupazione in meno per i miei genitori, costretti ancora a mantenermi nonostante abbia quasi 27 anni, e anche per lui, che potrebbe stare finalmente con una persona che possa davvero farlo felice.

Pensavo che non avrei mai raggiunto un tale livello di disperazione, un tale desiderio di annullarmi, sparire. E invece sono notti che piango, che mi sento stanca, che non dormo abbastanza e il giorno mi trascino. Ogni tanto c’è qualche momento di serenità, dove non penso a cose brutte, ma poi basta un attimo perché ritorni tutto, con il suo peso che mi fa incurvare le spalle.

Non voglio più stare nel buio, ma non so come uscire da questo loop infinito di pensieri distruttivi. I consigli secondo cui bisognerebbe guardarsi allo specchio e dirsi cose carine li trovo davvero assurdi: davvero si pensa che basti questo?

Tra un’ora e mezza dovrò andare a lavoro, e quello al momento è una salvezza, perché lì riesco a distrarmi. Non puoi permetterti di autocommiserarti se devi lavorare, anche se solo per quattro ore.

 

 

Fare o non fare.Non esiste provare.

Visto che si avvicina il Capodanno, come sempre c’è aria di rinnovamento. Viene voglia di cambiare tutto, di rivoluzionare il proprio stile di vita. Ma la verità è che, facendosi prendere dall’entusiasmo, si fanno tanti programmi ma non se ne conclude nessuno. E’ la lezione, molto importante, che ho imparato quest’anno.

Dopo il post deprimente che ho scritto l’altra volta, dove frignavo per non aver concluso nulla, ho deciso di rimboccarmi di nuovo le maniche. Ho fatto un esercizio molto semplice, ponendomi qualche domanda: dove sento di aver fallito quest’anno? Cosa avrei dovuto fare, secondo me? E, soprattutto, come posso fare per rendere migliore l’anno che sta per cominciare?

Quest’anno in corso, volevo provare cose nuove, cose che non avevo mai provato prima, ma non ho avuto la costanza per andare avanti, e così mi sono persa molte opportunità. A volte mi sono fatta prendere dalla paura, ho lasciato che mi paralizzasse, e quindi… tante occasioni perse.

Ho capito anche che, forse, il progetto che avevo in mente era troppo vasto, e avevo la presunzione di far sì che durasse un anno intero, il ché è troppo. Fatto in questo modo, con ingenuità, va solo ad essere uno spreco di energie. Il fallimento è dietro l’angolo, in questo modo.

Ho individuato le cose che sono importanti per me, che vorrei migliorare. Ho pensato quali sono le aree della vita in cui ognuno dovrebbe almeno sforzarsi di migliorare.

Primo: voglio essere più costante. Di questi tempi, dove tutto è molto veloce e dove si vuole tutto facile, la costanza è davvero dura da allenare. Ma, se la si ha, si riesce ad ottenere molti più risultati importanti. Agenda alla mano, mi darò tre piccoli obiettivi ogni giorno, soltanto tre. Così sarà più facile portarli a termine. Sicuramente, saranno tre obiettivi incentrati sulla mia salute, perché è qualcosa a cui mi devo abituare a pensare, altrimenti continuo a rimandare la corsa e a mangiare schifezze quando non dovrei.

Secondo: voglio riflettere meglio sulle parole che si sentono tutti i giorni. Felicità, libertà, amore… Sono tutte parole utilizzate in abbondanza, ma esprimono concetti, tra l’altro molto difficili da spiegare. Come fai a cercare il modo di essere felice se non comprendi bene che cosa sia per te la felicità? Cosa ti rende felice? Quando ti sei sentito così? Non puoi inseguire un’idea o uno stereotipo e pretendere di avere sempre la motivazione, perché per avere motivazione quel concetto, o quella cosa, devi sentirli tuoi, devi poterli capire.

Terzo: voglio migliorare il rapporto con mia madre. In passato non nascondo che ci siano state moltissime frizioni, a volte pesanti. E devo ammettere che ora mi spaventa molto il pensiero di darle di nuovo fiducia ed essere poi delusa. Ma la verità è che ora mia madre è molto cambiata, in meglio, e che mi sento ingrata a trattarla ancora come se fosse invece sempre la stessa. Mia madre, da qualche anno a questa parte, si è dimostrata davvero molto comprensiva, mi ha aiutata, ma troppe volte io continuo a dare il peggio di me con lei, e solo con lei. Quindi, voglio migliorare il nostro rapporto.

Quarto: lavoro. E’ un’area difficile, non si fa altro che sentire che in Italia non c’è lavoro, ecc. Ma mi sono resa conto che sbaglio anche io il metodo per trovarlo. Mandare CV a raffica non funziona, non ne ho cavato un ragno dal buco. Così, anche lì ho cercato una soluzione, semplicemente digitando su internet “Come cercare lavoro”. Sono stata molto sorpresa di trovare non solo delle risposte a questa domanda, che mi sembrava molto ingenua, ma anche di trovare degli ottimi consigli.

Quinto: vita sentimentale. Ormai siamo a due anni e qualche mese, e mi piacerebbe moltissimo riuscire a convivere con il mio amore. Ne parliamo spesso, ma non avendo un lavoro, per l’appunto, risulta difficile attuarlo. Non voglio andare a vivere con lui senza prima potergli garantire un minimo di stabilità economica anche da parte mia. Mi sentirei un’approfittatrice e, peggio ancora, ho paura che prima o poi mi abituerei a vivere con i suoi soldi, e che quindi poi magari io stessa mi adagi e smetta di cercare lavoro perché “tanto ci pensa lui ai conti”. Spero di non essere quel genere di persona, ma non ci tengo nemmeno a scoprirlo. Nel frattempo, cercherò comunque di dargli molto, e di crescere anche in questo campo. Infatti, spesso faccio l’errore di tenermi dentro le cose, e invece dovrei parlargliene, e a farlo in modo efficace, senza giri di parole. Insomma, in maniera chiara e diretta. La sera della Vigilia ci vedremo dopo cena e ci scambieremo i regali. Io ho preso un percorso di coppia in una Spa, trovato su Groupon. Tempo fa era andato alle terme con un amico e mi aveva detto che gli era dispiaciuto molto non poter andarci con me e condividere un’esperienza in più insieme, soprattutto perché io non so nuotare e invece lì c’erano delle piscine bellissime, dove potevi ascoltare musica sott’acqua. Quindi ho pensato bene di dimostrargli che ci tengo anche io a condividere con lui queste cose, e che sono disposta ad affrontare le mie paure, specie se questo ci permette di avvicinarci di più.

Sono curiosissima riguardo al mio regalo, non vedo l’ora di capire che cosa sia. Mi ha dato un indizio molto criptico, che mi ha fatto venire ancora più domande. “E’ qualcosa che ti piacerà molto, se avrai forza di volontà”. Chissà cosa sarà? E se magari mi facesse scoprire che ho meno forza di volontà di quanto credessi… A quel punto scoprirei di avere un ulteriore tassello su cui lavorare. Fino a un po’ di tempo fa avrei preso male il fatto di dover fare altro lavoro su me stessa, ora la sto trovando una cosa naturale. D’altronde, credo che in una vita intera non si sia mai perfetti, e che bisognerebbe imparare nuove lezioni anche nella vecchiaia, cercando di essere sempre un po’ migliori di quanto eravamo ieri.

Bene, questi sono i miei propositi, e me li segnerò per bene anche su carta, così potrò vederli ogni giorno.

 

 

Quei momenti un po’ così… sottotono.

Stavo pensando di chiudere il blog.

Ci stavo pensando perché a volte vengo presa da questi raptus di eliminazione estrema. Distruggo e ricomincio.

Ma poi ci ho pensato bene. Da una parte mi dico: “Perché raccontare i fatti miei agli altri? In un mondo così vasto come internet, poi, dove tutti sembrano avere un’opinione su tutto e non ci pensano due volte a dirla, dove tutti sono dei “Sapientini” e vogliono farlo sapere al mondo. Anche quando magari diventano offensivi e pensano comunque di avere ragione”. Facebook, in questo caso, è un ricettacolo di certi soggetti…

Comunque, già, perché?

E poi mi sono ricordata quello che avevo scritto nel primo post: avevo voglia di aprire questo blog per documentare il mio viaggio verso un’identità nuova. Capitano quei momenti nella vita di rivoluzione totale delle proprie abitudini e di se stessi, e si vuole essere persone nuove. Non avevo e non ho la presunzione che il blog venga seguito. Per carità, se è di utilità per qualcun altro che sta passando la stessa cosa, ben venga. Ne sono più che felice, ma comunque non ho grandi ambizioni, al riguardo. Voglio solo poter scrivere liberamente, senza un tot di pagine che so prima o poi finiranno, senza preoccuparmi della penna che non scrive più. E, magari, avere anche qualche confronto, perché no?

Ecco, io devo ammettere che in questo momento penso di aver fallito in questo “viaggio”, nel senso che sento da una parte di essere cambiata, ma non quanto avrei voluto. Sento di non aver fatto molti passi avanti, di essermi arresa troppo presto in certi momenti.

Vorrei essere una di quelle donne che sanno godersi la vita, che sanno essere leggere e hanno il coraggio di osare. Hai voglia di fare un lungo viaggio? Bene, prepari la valigia e vai, senza pensieri, solo perché ne hai voglia.

Ho l’impressione di aver idealizzato la donna che vorrei essere, e qualsiasi confronto faccia con lei è sempre una sconfitta per me. Che strano, pensavo di essermi ormai lasciata alle spalle l’età dei confronti con gli ideali, e invece sono di nuovo qui. Forse a volte hanno ragione gli uomini: ci facciamo troppe paranoie, non stiamo mai bene con noi stesse. Ma cosa c’è che non va in questo benedetto gene XX? Possibile che una gambetta in più possa fare così tanti danni? No, non ci credo, non posso credere che sia solo una questione di genetica. Ma non voglio farmi paranoie anche su questo.

Al momento so che mi devo riprendere, che devo ricominciare a lottare anche se ho la sensazione di stare affogando. C’è questa scontentezza di fondo che non mi lascia e non capisco da dove e cosa derivi.

O meglio, forse sono troppe cose tutte insieme. La mancanza di un lavoro, l’impossibilità di fare progetti con il mio ragazzo proprio in funzione della mancanza di lavoro, il dover ancora vivere con i miei, ecc. E’ un carico emotivo importante, non mi dovrebbe stupire il fatto di sentirmi esausta e molto scoraggiata. Mi sembra che in quest’anno la mia situazione non sia cambiata affatto, e in tempo di bilanci questo è un brutto colpo. Avrei voluto fare di più.

Per certi versi è stato un anno bellissimo, per altri… poteva essere meglio.

Ok, la smetto di lamentarmi, lo giuro, ma questo è l’unico posto in cui posso davvero sfogare tutta questa frustrazione senza sembrare una pazza.

Se qualcuno ha qualche suggerimento, lo accolgo volentieri.

Nel frattempo, lascio qui una bella lista, che mi ha fatto pensare.

E’ una lista di domande creata nel ’97 da Arthur Aron, e trovata casualmente nei meandri del web. In realtà, è stata creata per instaurare intimità tra due persone, ma credo sia ottima anche per dare qualche informazione in più su di me.

1- Chi vorresti avere come ospite a cena, se potessi scegliere tra tutte le persone al mondo?

Sinceramente non lo so… Forse Hedy Lamarr, credo avrebbe tante cose da dire.
2. Ti piacerebbe essere famoso? Per che cosa?

Sì, ammetto che non mi dispiacerebbe essere conosciuta per aver fatto qualcosa di bello. Magari essere una cantante internazionale. Non alla Miley Cyrus, però, vorrei essere una cantante seria.
3. Ti capita mai di provare quello che devi dire PRIMA di fare una telefonata? Perché?

Sì, sempre. Credo che sia perché al telefono mi tendo ad agitarmi e quindi faccio strafalcioni. Parlare faccia a faccia è molto più facile.

4. Com’é un giorno “perfetto”, secondo te?

Un giorno passato tutto il tempo fuori, magari visitando un posto nuovo, insieme al mio amore e ai nostri amici, per poi metterci a cena tutti insieme, mangiando del buon cibo e bevendo vino. Sì, lo so, sembra una pubblicità, ho la fantasia di uno scarabeo stercorario (senza offesa per gli scarabei stercorari).
5. Quand’è l’ultima volta che hai cantato tra te e te? E davanti a qualcun altro?

Canto tra me e me ogni volta che sono da sola in casa, quindi più o meno tutti i giorni. Davanti a qualcun altro, è successo domenica, ascoltando la radio in macchina insieme al mio ragazzo.
6. Se tu avessi la possibilità di vivere fino a 90 anni mantenendo la mente o il corpo di un trentenne per gli ultimi 60 anni della tua vita, quale sceglieresti tra i due?

Non è una scelta facile, mi sembra che entrambe le opzioni abbia un costo decisamente alto. Preferirei vivere meno anni ma con corpo e mente sullo stesso binario.
7. Hai un presentimento segreto sul modo in cui morirai?

Credo morirò semplicemente di vecchiaia, nel mio letto. O perlomeno lo spero.
8. Elenca tre cose che tu e il tuo partner sembra abbiate in comune.

L’intelligenza, la voglia continua di novità, il senso dell’umorismo.
9. Per quali cose della tua vita ti senti più fortunato/grato?

Senza dubbio per i miei genitori, che fanno sempre un sacco di sacrifici per me. Per il fatto che, per quanto sia difficile, abbia la possibilità di realizzarmi. Per il mio amore, che sicuramente mi aiuta moltissimo.

10. Se tu potessi cambiare qualcosa del modo in cui sei stato cresciuto, quale sarebbe?

Avrei voluto semplicemente passare più tempo con i miei genitori. Mio padre per lavoro è tutto il giorno fuori, esce alle 5 del mattino e rientra non prima delle 8 di sera. Mia madre fisicamente è sempre stata più presente, ma non è mai stata molto presente per me quando ero piccola.
11. Prenditi quattro minuti e racconta la storia della tua vita il più possibile in dettaglio.

No, questa ve la risparmio.
12. Se potessi svegliarti domani avendo acquisito una qualità o un’abilità, quale sarebbe?

Probabilmente avere il Q.I. di Einstein.

13. Se potessi vedere in una sfera di cristallo la verità su te stesso, la tua vita, il futuro o qualsiasi altra cosa, che cosa vorresti sapere?

Se questa relazione durerà e si manterrà felice nel tempo. Il mio incubo è quello di realizzare un giorno che l’uomo che amo non mi ricambi più, che il sentimento si è spento.
14. C’è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo? Perché non l’hai fatto?

Andare a Praga. Non l’ho fatto un po’ perché non me lo posso permettere al momento, un po’ perché vorrei andarci con il mio ragazzo, perciò bisogna prima aspettare che abbia le ferie, almeno.

15. Qual è il traguardo più importante che hai raggiunto nella tua vita, o il tuo più grande risultato?

Riuscire a prendere la patente in pochissimo tempo e senza essere stata bocciata né nella teoria né nella pratica. Lo so, sembra una cavolata, ma quello è stato un punto di svolta per acquisire maggiore autonomia.
16. Quali sono le cose che per te contano di più in un rapporto di amicizia?

La fiducia e la lealtà.
17. Qual è il tuo ricordo più caro?

Una lettera di mio padre nel quale descriveva la felicità che aveva provato la prima volta che mi aveva tenuta in braccio appena nata.
18. Qual è il tuo ricordo peggiore?

Quando a 17 anni passai davvero un brutto periodo.
19. Se tu sapessi che entro un anno improvvisamente morirai, cambieresti qualcosa del modo in cui stai vivendo? Perché?

Lo cambierei sicuramente, a quel punto mi renderei conto di non avere più a disposizione tutto il tempo del mondo, e che devo sfruttarlo al massimo. In realtà bisognerebbe farlo sempre, ma è più facile credere di avere sempre tutto il tempo che si vuole.
20. Che cosa significa l’amicizia per te?

Poter avere una persona sulla quale poter contare sempre, anche quando passano mesi dall’ultima volta che ci si è viste.
21. Che ruolo hanno nella tua vita l’amore e l’affetto?

Un ruolo importantissimo, vengono prima di tutto per me.
22. Elenca cinque caratteristiche positive del partner.

E’ rispettoso degli altri. E’ molto premuroso nei miei confronti. Ha una voce profonda che mi piace molto. E’ un gentiluomo. Emotivamente è molto più adulto di me e di quasi tutte le persone che conosco.
23. Hai un rapporto stretto con la tua famiglia? Pensi che la tua infanzia sia stata più felice della media?

Voglio bene ai miei genitori, ma non ho un rapporto molto stretto con loro, e no, ho sempre avuto l’impressione che i miei compagni di classe avessero un’infanzia più felice della mia.
24. Che rapporto hai con tua madre?

Ora buono. Non è sempre stato così, ma ora le cose sono molto migliorate.

25. Completa questa frase: “Vorrei avere qualcuno con cui poter condividere…”

La mia vita.
26. Spiega al tuo partner le cose di te che sarebbe importante che sapesse, se diventaste molto amici

Questo lui lo sa già, ma a volte tendo ad essere molto orgogliosa.

27. Racconta un episodio imbarazzante della tua vita.

Sicuramente quando alle elementari mi sono fatta la pipì addosso davanti a tutti.
28. Quando è stata l’ultima volta che hai pianto di fronte a un’altra persona? E da solo/a?

Martedì. Da sola stamattina, guardando un video di YT. Non sono una persona che piange facilmente, ma a volte tendo ad emozionarmi molto.
29. Qual è – se esiste – l’argomento su cui non si può scherzare, per te?

Probabilmente sulle malattie: detesto quando fanno battute su chi soffre di qualche malattia, celebre la frase: “Ma sei down?”, usate come un “Ma sei scemo?” che andava tanto di moda quando io ero ancora piccola.
30. Se tu stasera morissi senza poter più comunicare con nessuno, qual è la cosa che rimpiangeresti di non aver detto a qualcuno? Perché non gliel’hai ancora detta?

Un bel Ti voglio bene ai miei genitori. E non gliel’ho ancora detto perché, come ho detto più su, tendo ad essere orgogliosa.
31. La tua casa prende fuoco, con dentro tutto quello che possiedi. Dopo aver salvato le persone che ami e gli animali, hai il tempo per fare un’ultima corsa dentro e portare via un solo oggetto. Quale sarebbe? perché?

Probabilmente il mio diario cartaceo, dove sono conservati tanti ricordi.
32. Qual è il membro della tua famiglia la cui morte ti colpirebbe di più? Perché?

Mi colpirebbe molto la morte di mio padre, lui è la persona a cui somiglio di più e a cui sono più legata.

Spero di non avervi annoiati troppo. Ora vado, devo assolutamente staccarmi dal pc e fare mille cose che mi aspettano.

Melancholic

Nella vita, fin da piccoli, ci raccontano un mare di balle. Ci si dà moltissime scuse per farlo: i genitori, o gli adulti in genere, cercano di raccontarci favolette perché convinti che questo ci faccia bene. Perché se ci raccontassero delle storie con un finale triste, magari poi cominceremmo a piangere e rimarremmo traumatizzati a vita.

Io non sono genitore, quindi non so se questo sia giusto o sbagliato. Voglio dire, come fare a scegliere? Come fare a sbattere in faccia ad un bambino, che guarda al mondo come ad un luogo incantato, che la vita non sempre ti sorride, che a volte è dura, estremamente dura.

Ci sono serate come questa in cui mi sento così: triste, malinconica, come se avessi perso qualcosa lungo il tragitto, ma senza riuscire a capire cosa.

Vivo questi momenti con struggimento, quasi con contemplazione. E’ come se ci vedessi una strana bellezza irraggiungibile, lontanissima, ma luminosa.

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In questi momenti ragiono per sensazioni: le sento accumularsi tutte nello stomaco. Non ci credo alla storia che le emozioni le viviamo con il cuore. Io le sento nella pancia, nelle viscere. Le vivo nella pelle, che rabbrividisce. Basta poco: una musica che suscita in me certi sentimenti, un film, o anche solo una particolare tavolozza di colori. Quelli della foto, per esempio, appartengono alla tavolozza che accompagna sempre questo mood. E a volte me lo provoca. Basta guardare quel blu profondo accostato al dorato e al bianco perché mi venga la pelle d’oca.

Vivo queste emozioni in maniera istintiva e primitiva, senza capire il perché.

 

Una riflessione

Ultimamente penso spesso alla disparità dei sessi nel mondo. Tranquilli, non comincerò a scrivere di statistiche, di stipendi inferiori, ecc. Non sono un’esperta, c’è gente molto più brava di me a scrivere di un argomento come questo.

Ho visto per puro caso un documentario, “L’amore offeso”, che parla di tratta di donne, di come in Cambogia la donna venga spinta a prostituirsi. C’è anche un detto lì: “La donna è come uno straccio, l’uomo come l’oro”. Vivono in povertà, in una condizione sociale che non permette loro nemmeno di risollevarsi.

E, come la Cambogia, ci sono molti altri Paesi che vivono così, in prevalenza nel Sud-est asiatico e in Africa.

E così mi sono ritrovata a ripercorrere le nozioni di storia e di biologia che vengono insegnate nelle scuole.

Discendiamo da alcuni esemplari di scimmie antropomorfe, le più simili a noi. Esse, a volte, presentano un po’ di aggressività, ma per lo più per preservare il territorio, proteggere i cuccioli o riuscire ad attirare l’attenzione di una femmina. Non c’è aggressività, però, tra esemplari femminili e maschili. Quindi, quando è successo? Quando è nata questa disparità sociale?

Credo che, nella nostra evoluzione, nel corso della storia, a un certo punto, ci sia stato qualcosa, un errore, che ci ha portati a questo punto. Qualcosa che ha portato l’uomo a voler prevaricare e la donna a cercare di arrabattarsi, a volte ricorrendo a mezzi subdoli.

Ovviamente, parlo da profana. Le nozioni che ho in proposito sono, per l’appunto, puramente scolastiche e sto anche generalizzando molto, quindi potrei dire una marea di fesserie. Ma ciò che mi fa riflettere è che, comunque, non siamo nati così. Questa “guerra fra i sessi”, che malgrado ciò che ci raccontiamo continua ancora oggi (e basta guardare come si comportano i ragazzini e le ragazzine di 16/17 anni gli uni con le altre per capirlo), l’abbiamo creata noi, in un momento della nostra storia che però ora non siamo in grado di ricordare.

E quindi come si può tornare indietro e ritrovare quella naturalezza nei rapporti tra i sessi che avevamo agli albori della nostra esistenza? Credo che l’unica soluzione sia liberarsi dalla paura che questo genera in noi: l’essere rifiutati, rischiare di sentirci sminuiti perché “non abbastanza” per quella persona. E la paura ci spinge ad essere aggressivi e a comportarci quasi con strafottenza.

Forse sono semplicemente troppo idealista e mi faccio decisamente troppe seghe mentali, ma penso che sarebbe decisamente un mondo migliore se riuscissimo a liberarci di questi schemi mentali e ad essere più sereni con noi stessi e con gli altri.

Respiro…

43

Ho imparato una nuova lezione: chi è emotivamente maturo sa che la vita è costellata di momenti belli e brutti, e sa apprezzare i primi e accettare i secondi. Dopo più di un anno di momenti brutti, alcuni davvero da incubo, finalmente sento di essere in un momento buono. Certo, non ottimo: avessi un lavoro fisso e non a chiamata sicuramente sarebbe meglio, anche perché potrei risolvere un po’ di situazioni lasciate in sospeso, ma anche su quello ci sto lavorando. Questo, però, non vuol dire che non debba godermi questo piccolo, grande momento di pace.

Non mi spiego come, fino a pochi mesi fa, io e il mio amore fossimo in crisi nera. Straordinariamente siamo riusciti a recuperare, ed è bastato semplicemente che ci ascoltassimo di più. In questo, devo ammetterlo, ho peccato molto: a posteriori mi rendo conto che ero troppo presa dalla mia paura che mi lasciasse per ascoltare davvero le sue esigenze, e ogni volta che mi chiedeva di andargli più incontro riguardo a certi aspetti, io mi facevo sopraffare dalla mia paura. Ho dovuto imparare ad ascoltare. Per tutta la mia vita mi sono sentita dire che sono una brava ascoltatrice, e quindi ero abbastanza sicura di saperlo fare, invece mi sono accorta che spesso con lui non era così. A volte è proprio negli aspetti in cui siamo vulnerabili, per esempio in una relazione, che arriviamo a dare il peggio di noi. A volte rimanevo emotivamente distaccata quando lui mi chiedeva un aiuto, come se non riuscissi a calarmi in un livello più profondo di comprensione. Rimanevo sulla superficie, parlando per frasi fatte e non sapendo bene che pesci prendere… Ho capito che questo era dato dal fatto che non ero ancora abbastanza brava a comprendere le mie stesse emozioni, quindi non potevo nemmeno farlo con quelle degli altri. E’ strano: a volte credo di essere molto “maschile” da questo punto di vista. Non per parlare per stereotipi, ma di solito sono infatti gli uomini che non si lasciano coinvolgere dal punto di vista empatico, mentre le donne sono di solito più attente.

E’ qualcosa di me che sto migliorando, a poco a poco. E’ un percorso lungo, ci son talmente tante cose che devo ancora imparare prima di essere davvero matura. A volte mi capita di pensare di aver fatto molti passi avanti, e che magari sono ormai vicina al traguardo, e invece poi capita qualcosa che mi dà una nuova prospettiva, facendomi accorgere di quanta strada ci sia ancora da fare. In realtà, credo che forse non si finisca mai, che la vita ci pone davanti a tante nuove sfide che dobbiamo imparare ad affrontare, e quindi anche a ottant’anni ti ritrovi a dover mettere in discussione alcune cose che davi per certe.

Per qualche strana ragione, però, la cosa mi rassicura: so che un giorno potrò considerarmi matura, ma mai “finita”.

Domenica mattina ho lavorato e, quando è arrivato il momento di tornare a casa, il responsabile si è informato gentilmente di come procedessero i miei studi. Quest’anno avrò finalmente la maturità, alla tarda età di 26 anni (ma meglio tardi che mai…). E lui, però, tra il serio e il faceto, ha detto “Beh, c’è gente che non diventa mai davvero matura neppure a 60 anni…”. Mi ha spiegato che se non ti prendi delle responsabilità e fai le cose solo perché ti piace farle, non per una ragione più profonda, senza metterci davvero la testa, allora non puoi mai considerarti adulto. In quel momento ho sentito un brivido lungo la schiena: somigliava molto a ciò che mi aveva detto il mio amore un po’ di tempo prima. Le persone mature pensano a ciò che fanno. E’ un’altra lezione importante.

Per fortuna, grazie a questo lavoretto, stando molto a contatto con le persone, posso avere a che fare con nuovi modi di pensare, nuove realtà. La mia timidezza mi ha impedito per anni di riuscire ad avere uno scambio sano con le persone che mi circondavano, e spesso ero più tentata a scappare e isolarmi. Ora ho mantenuto molta della mia riservatezza, anche se sono senza dubbio più estroversa, però non ho più paura delle persone, e questa sì che è una grande vittoria per me, soprattutto perché sono riuscita a superare questo ostacolo nel giro di poco tempo.

Adesso, l’obiettivo principale è trovare un lavoro che mi permetta di sistemarmi un po’, e nel frattempo studiare e costruire poco a poco il mio futuro.

Progetti

E’ da mesi che non scrivo più nulla, ma c’è di buono che non l’ho fatto per il semplice motivo che ho avuto molto da fare, tanti progetti da attuare, e tanti momenti da passare insieme con le persone che amo.

E’ un periodo proficuo, sto imparando tantissimo su di me, ma anche sul mondo circostante. Ultimamente mi sono concentrata molto sulle emozioni, cercando di affinare la mia intelligenza emotiva. Ho una teoria: credo che nella società odierna ci sia un distacco enorme dalle proprie emozioni, ed è per quello che facciamo così fatica ad instaurare rapporti sani, con se stessi e con gli altri.

Se ci si pensa, quante persone si conosce che non sono in grado di capire cosa realmente cercano in amore? Quanti matrimoni finiscono in divorzi perché non si è abbastanza in contatto con ciò che si è e con il proprio partner? Quante volte abbiamo paura di ambienti nuovi perché non sapremo con chi ci troveremo e se le persone con cui staremo saranno gentili con noi?

La cattiveria che spesso si forma a scuola ci segna, inesorabilmente. I rapporti sociali in cui ci ritroviamo fin dai primissimi anni di vita ci daranno un’impronta di quello che potremo e dovremo aspettarci, e se qualcuno ha la sfortuna d’incappare in compagni di classe che si divertono a prendere in giro, anche pesantemente, molto probabilmente quella persona svilupperà una diffidenza che andrà ad incidere su tutti i rapporti futuri, bloccandolo anziché incentivarlo. Credo che a tutti capiti, almeno una volta, di avere a che fare con persone che si divertono a svilire. E penso sia proprio per quello che i rapporti sociali di oggi siano così… “poveri”, poco costruttivi e molto distruttivi. Basta guardare le tante pagine di Facebook dove vengono postati screenshots con le conversazioni dei ragazzini: si va dai ragazzi che fanno avance anche tanto spinte e si comportano in maniera maleducata, a ragazze che rispondono in malo modo anche quando non ce n’è motivo… Siamo costantemente o aggressivi o sulla difensiva, e quasi mai ci sentiamo distesi, tranquilli, a nostro agio. Ci sentiamo così solo dopo, quando siamo abbastanza maturi da sentirci sicuri di noi.

E’ per questo che ho elaborato questa teoria, e secondo me l’unica soluzione è cercare di entrare in contatto più profondo con i propri sentimenti, andando così a “curare” le ferite emotive collezionate nel corso degli anni, e sentendosi poi più liberi di esprimere se stessi e in grado di costruire relazioni migliori e più sane, che ci diano tanto.

Andando oltre, ho anche dato vita a un nuovo progetto: sto studiando i linguaggi internet perché voglio diventare una web designer, in modo da poter sfruttare le capacità artistiche dei miei studi, unita alla passione per internet. Mi sto mettendo tutti i giorni a studiare diligentemente, a provare e riprovare a scrivere codici e costruire pagine internet. Non è così facile come sembra: basta un piccolo errore di scrittura perché non funzionino, ma è qualcosa che mi sta appassionando, e ci sto mettendo le mie energie con gioia e tanta, tanta voglia.

Un mattoncino alla volta, riuscirò a raggiungere il traguardo.

Intanto, la terza settimana della scuola serale è ormai passata. Sono al quinto anno, perciò ci aspetta la maturità. Non so se avevo già scritto qualcosa in proposito, ma quando avevo diciassette anni ho fatto il grosso errore di lasciare gli studi, e ora sto cercando di recuperare e dare una sistemata a tutto ciò che ho lasciato in sospeso negli anni. Lo scrivo più che altro con la speranza che, se c’è qualcuno con la stessa idea di smettere di studiare, la cambi e rinsavisca. E’ qualcosa di cui mi sono pentita tanto. E’ vero che, con i tempi che corrono, lo studio ha molta meno importanza rispetto ad una volta, ma il fatto di avere un diploma comunque ha ancora un valore. E in ogni caso, il portare a termine un percorso incide anche sul valore che diamo a noi stessi, sulla nostra autostima, e questo sì che è importante. Dopotutto, siamo l’unica persona al mondo che starà sempre con noi, e se pensiamo di essere degli incapaci, se noi stessi ci svalutiamo, allora davvero non riusciremo a combinare un granché. Dobbiamo sempre metterci alla prova, uscire dalla zona di comfort, perché solo così ci sentiremo di poter contare su noi stessi e sulle nostre capacità.

Mi rendo conto di star parlando come un guru statunitense, di quelli che mettono su spettacoli grandiosi per attirare più pubblico, ma è ciò che penso davvero, lo sto provando sulla mia pelle.

Perciò lascio i miei pochi lettori con un messaggio positivo: voi siete unici, non c’è nessun altro come voi. Siete speciali, ed è così che dovreste sempre sentirvi.

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photo: Candice Swanepoel