Qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato, sì, e in meglio. In questi giorni sono stata un po’ presa dagli esami del corso che ho frequentato, oggi era l’ultimo giorno e c’era la prova finale: il colloquio con la commissione.

E’ stato breve ed è andato molto bene, mi hanno fatto pochissime domande e sembravano soddisfatti, mi hanno fatto anche i complimenti. Giovedì ci saranno i risultati e si vedrà l’esito, ma io devo dire di essere piuttosto ottimista.

Intanto, io mi sto godendo le giornate e la mia nuova positività, coltivando il mio piccolo progetto di fare cose nuove. Ci sto riuscendo: ogni giorno mi pongo una nuova sfida. Sono cose piccole, a volte: un piatto mai cucinato, un luogo mai visitato… Ma già questo basta a cambiare la mentalità che si mette verso le novità. E’ importante rendere ogni giorno un po’ speciale, e poi questo piccolo “obbligo” che mi sono imposta mi sta facendo scoprire tante cose e mi sta aiutando ad essere costante nel raggiungere un obiettivo. Questa era una delle maggiori lacune che volevo riempire: sono sempre stata piuttosto arrendevole, tante volte nel corso della mia vita quando le cose si facevano difficili io scappavo, invece di insistere. E’ vero che a volte bisogna seguire il proprio istinto, il problema è che a volte l’istinto è permeato dalla paura, e quindi non ti permette di fare la scelta davvero migliore per te. A volte, la scelta migliore è proprio quella più difficile, quella che ti richiede più impegno, che ti richiede di restare e resistere. “Sono le cose più difficili quelle per cui vale la pena lottare”, mi ha detto il mio amore, più di una volta. Quando mi vedeva scoraggiata, quando gli confidavo le mie paure riguardo a noi, perché vedevo che tante volte sembrava quasi che non dovessimo stare insieme… Lì, in quei momenti, mi prendeva la mano e mi ripeteva questa frase, quasi a chiedermi di non arrendermi, di continuare a combattere per noi. Perché lui tiene a me e io tengo a lui, ed è questo che deve contare. Anche se costa fatica, anche se si litiga.

Ormai l’ho capito, ho cambiato completamente il mio approccio verso le difficoltà, e adesso non mi faccio più scoraggiare. Lo devo a me stessa, per tutte le volte che ho lasciato che le mie paure prendessero il sopravvento e mi facessero perdere occasioni importanti. A volte, bisogna essere i nostri critici peggiori. A volte, bisogna imporre a noi stessi una disciplina. Quando sai che una fatica immediata sarà ricompensata da giorni migliori lo fai. Quando sai che se ti imponi di non arrenderti e di andare avanti riuscirai a raggiungere la meta.

Ecco, io è questo che voglio. Voglio essere una combattente.

Nella vita bisogna sempre evolversi

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Ho capito una cosa di me: io sono come l’acqua. L’acqua è considerata un elemento che si adatta facilmente, che cambia forma a seconda dell’involucro. Ma… c’è un grosso ma: cambia la forma, ma non la sostanza. Se provi a metterla in una bella bottiglia, ma è piena di batteri, avrai cambiato un po’ il suo aspetto ma dovresti comunque evitare di berla. Se si cerca di smuoverla, di buttare un sasso dentro uno stagno, quel sasso produrrà solo un leggero “plumf” e qualche increspatura, ma poi tutto tornerà esattamente come prima. Per smuovere davvero un elemento del genere bisogna che ci sia uno scontro forte, che non cambi solo la superficie. Uno tsunami.

E’ quello che è successo domenica. Pensavo di stare cambiando molto, ma mi sono resa conto che l’unica cosa che stava davvero subendo qualche mutamento era l’esterno. E il mio amore non ha avuto remore a farmelo notare. C’è stata quindi un’altra grossa litigata e all’inizio mi sembrava quasi che parlassimo due lingue diverse, perché non ci capivamo. Eravamo tutti e due arroccati sulle nostre convinzioni, specialmente io, lo confesso. Ero convinta, davvero convinta, di stare facendo dei grossi passi avanti, ma quando lui mi ha spiegato come alcuni miei atteggiamenti lo facessero sentire, il fatto che prestassi poca attenzione ad alcune cose che per lui invece erano importanti, e che troppo spesso non mi comportassi in maniera matura, mi ha fatto capire che devo impegnarmi di più. Ho visto ridimensionarsi il cammino che avevo fatto. Mi sento come se avessi cominciato a salire una lunghissima scalinata ed ero convinta di averne già percorso un bel pezzo, invece ora è come se avessi riguardato in basso e mi fossi accorta che di strada ne ho fatta davvero poca.

Questo nuovo punto di vista mi ha gettata nello sconforto, e lui mi ha abbracciata e mi ha detto che in realtà è un’ottima cosa prenderne coscienza. Ci è già passato, per quello riesce a capire bene come mi sento in certi momenti. Ma comunque è sconfortante sapere di non essere ancora riuscita a raggiungere neppure la metà di questo cammino, e la cosa peggiore è stata l’essere diventata consapevole del fatto che mi ci vorrà ancora molto tempo per diventare la persona che vorrei essere e la compagna che vorrei avesse. Di questo mi ha detto di non preoccuparmi, di pensare solo a continuare ad andare avanti e che non ci sono limiti di tempo. Anche perché, comunque, più sforzi faccio più la strada si accorcia, quindi sta solo a me.

So che sembra molto “new age”, ma ultimamente sto consultando molti siti sulla crescita personale, sul migliorare se stessi. Sto cercando di mettere in pratica i consigli che ritengo più utili per me, per migliorare quegli aspetti che non mi soddisfano. So di avere molti lati positivi, come tutti, e sto imparando a valorizzarli, questa è una cosa importante per la propria autostima, ma è anche vero che ci sono molti lati negativi nell’altra faccia della medaglia. Non so se riuscirò a farli sparire del tutto, ma vorrei almeno riuscire a smussarli, in modo che non diano problemi a me e alla mia vita privata.

A proposito di questo, sono anche tornata a cercare nuovi stimoli, a voler provare cose nuove. Quindi riprenderò in mano il progetto con cui avevo aperto questo blog, impegnandomi a fare qualcosa di nuovo ogni giorno e cercando di sfruttare ogni giornata per crescere un po’ e mettermi alla prova. Incrociamo le dita.

Voltare pagina – parte 2

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Ci siamo fatti delle promesse.

Ci siamo promessi di venirci più incontro e apportare tutte le modifiche necessarie per far sì che il nostro rapporto migliori.

Ieri ripensavo ai quasi due anni passati insieme, a quanto siamo cambiati, a tutta la strada che abbiamo fatto. Siamo troppo legati per lasciarci, è questa la verità. Pur essendoci tanti problemi, non riusciamo a pensare di dividerci.

E questo ci sprona a fare dei cambiamenti. Dopotutto, l’amore è anche crescere insieme.

Ne parlavamo giusto ieri sera, mentre le due gattine cercavano di mordergli i piedi e si azzuffavano ai piedi del letto. Le abbiamo prese da nemmeno una settimana, e sono piccolissime, dei batuffoli di pelo vivaci e sempre con la voglia di giocare. Sono stupende e, lo confesso, mi fa molta tenerezza guardarlo mentre se ne prende cura. Lui è un tipo premuroso, e lo dimostra chiaramente in molte occasioni. Ieri sera ce ne stavamo sul letto a coccolarle e a coccolarci.

Ieri sera mi ha detto che comunque nota i cambiamenti che sto facendo, che vede che sto maturando. Non sono più quella di prima e mi sento più sicura di me, cosa che francamente sta avendo molti risvolti positivi. Era anche ora che crescessi, direi.

Il cambiamento più lampante è a livello fisico: mi vesto in maniera più ricercata e valorizzante, ed è una cosa che lui, chiaramente, apprezza molto. Però anche a livello emotivo sto facendo enormi passi avanti.

Un paio di sere fa mi sono messa a rileggere le prima conversazioni che ci eravamo scambiati. Risalivano all’agosto del 2013. Erano pieni di vezzeggiativi e cose zuccherose. Rileggendo i miei messaggi, mi sono accorta che ero più ragazzina. Al tempo, però, non era un problema: siamo cresciuti molto durante la nostra relazione, e lui è maturato molto più di me, ma all’epoca eravamo quasi allo stesso livello.

Ora stiamo cercando di sentirci di nuovo così, solo ad un livello superiore.

Nel frattempo, almeno la scuola serale è finita, quindi avremo più tempo da passare insieme finalmente. Questo è un miglioramento non da poco e potremo fare più vita di coppia. Quando stiamo insieme stiamo davvero bene, riusciamo a passare anche dodici ore di fila insieme senza un attimo di noia o di insofferenza. Vorrei solo che altri aspetti della mia vita non fossero così d’intralcio…

Però sono fiduciosa sul fatto che riusciremo a sistemare tutto. Non sarà facile, ma ce la faremo.

Intanto, però, oggi pomeriggio c’è stato un fatto nuovo: il padre della mia migliore amica dovrà sottoporsi a un intervento piuttosto serio al cuore, ma la situazione è talmente delicata che nemmeno il medico primario sa bene come fare. Se non lo opereranno, i reni smetteranno di funzionare, e di conseguenza le ripercussioni sarebbero molto serie. Ma operandolo  c’è un rischio molto alto che non superi l’intervento. E’ una situazione davvero pesante, e chiaramente lei è frustrata e arrabbiata. E anche molto stanca, perché è da tanto tempo che ne sta passando di ogni colore. Le ho detto che per ogni evenienza ci sono, ma ci vorrebbe davvero un miracolo… Speriamo in bene.

Voltare pagina – parte 1

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Dopo poco più di una settimana, abbiamo deciso di sospendere la pausa. Esattamente il giorno dopo del mio precedente post, mi ha chiamata durante la pausa pranzo e mi ha chiesto di vederci. Quella chiamata non me l’aspettavo proprio: a sentire lui non ci saremmo visti almeno per due settimane, tanto che ho pensato mi avesse chiamata per sbaglio e non ho risposto. L’ho richiamato io dopo che mi ha confermato tramite messaggio che non era stato un errore, voleva proprio parlare.

Non so perché, ma mi aspettavo un tono freddo e distaccato, invece ho trovato che la sua voce fosse… “morbida”? Non so se sia la parola giusta, ma era chiaro che ci teneva davvero a vederci, e sembrava quasi dispiaciuto, così ci siamo messi d’accordo per l’indomani. Abbiamo parlato solo per un paio di minuti, ma quando ho riattaccato avevo la tachicardia e mi girava la testa. Non sapevo bene che pensare né dove ci avrebbe portati il giorno dopo, però ero contenta di averlo risentito e all’idea che l’avrei rivisto.

Come ho già scritto la volta scorsa, in quella settimana sono cambiate talmente tante cose che mi sembrava fosse passato già un tempo lunghissimo.

Il giorno dopo, per calmarmi, ho chiamato quella che è la mia migliore amica, praticamente una sorella separata alla nascita. Siamo molto diverse, ma mi capisce davvero come poche altre persone, e apprezzo sempre il fatto che sia ogni volta dalla mia parte, anche quando la colpa è anche mia. Fa piacere sapere di avere qualcuno che crede così tanto in te.

Le ho raccontato le novità, mi sono sfogata un po’ e ho condiviso un po’ di riflessioni che avevo fatto in quei giorni con lei. E’ stata ad ascoltarmi, e la rabbia che non avevo io per tutta quella situazione ce l’aveva lei. Non riuscivo ad essere arrabbiata: Lui rimane comunque una persona corretta, è sempre stato sincero su tutto, a volte anche crudo. Scorretto mai, questo no. E se eravamo arrivati a perdere la nostra complicità, ci eravamo arrivati comunque insieme, quindi non era possibile che la colpa potesse ricadere soltanto su di lui.

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Avrei voluto dirle che non era necessario che spalleggiasse per forza me, ma dopotutto io faccio lo stesso con lei… Comunque quella chiacchierata mi ha calmata molto e preparata alla battaglia.

Quando è arrivata finalmente l’ora X ero nervosa. Per tutto il tempo avevo pensato all’eventualità che fosse venuto lì per mettere la parola fine, per prepararmi psicologicamente, anche se non era facile mettere in conto quell’eventualità. Ma non volevo che la cosa mi prendesse alla sprovvista, se fosse successa, quindi ho seguito un assioma personale: “Pensare negativo non sempre è deleterio“. A volte aiuta appunto a “prevedere” qualcosa di brutto e a non farci prendere dal panico.

Mi è arrivato il suo messaggio: “Ci sono“. Il segnale che era nel parcheggio vicino casa mia. Era arrivato il momento, insomma. Avevo passato non so quanto tempo a prepararmi e a decidere come vestirmi. Non sapevo bene come gestire la situazione: avrebbe contato il fatto di vedermi messa un po’ più in tiro? Lo so, sembra il ragionamento di una quattordicenne, ma cercate di capirmi: non sapevo davvero cosa aspettarmi. E visto che, più volte, mi aveva detto che l’aspetto fisico per lui ha un peso, ho deciso di giocarmi il tutto per tutto e di puntare anche quella carta.

Sono scesa e l’ho raggiunto. Quando mi ha vista arrivare, è sceso dalla macchina ed è venuto a salutarmi. Bacio sulla guancia, come due sconosciuti. E disagio, molto disagio.

Io non sapevo nemmeno dove mettere le mani, e solo dopo un po’ ho deciso di optare per incrociare semplicemente le braccia e amen.

Siamo risaliti in macchina, così da poter parlare in santa pace. Mi ero preparata tutto un discorso, ma adesso non sapevo da dove cominciare e alla fine ha parlato lui: “Allora, hai pensato un po’ alla nostra storia? Hai maturato qualche considerazione?“. Ho fatto cenno di sì:

Ho capito che sono troppo dipendente a livello affettivo da te, e questo mi fa star male. Voglio che il nostro rapporto sia più equilibrato. Ho capito anche che ci sono alcune cose che devo cambiare di me, ma che non voglio essere la tua donna ideale. Ci sono delle mie caratteristiche che voglio rimangano tali. Io non ho il tipo di carattere che vorresti avessi, ma a me sta bene così, mi dispiace…“.

Tutto questo perché, tra le mie considerazioni, c’era anche la convinzione che lui volesse che cambiassi a livello caratteriale. E invece mi ha spiegato che non era così, non voleva avere accanto una donna che cambiava carattere per lui. Anzi, era proprio il contrario. Non voleva avere qualcuno di accomodante, che lo accontentasse in tutto, ma qualcuno che gli tenesse testa quando era necessario. L’unica cosa su cui aveva qualche pensiero era il fatto che avrebbe voluto vedermi più “donna” e meno ragazzina esteticamente, quindi con un look un po’ più curato. E che fossi solo un po’ più matura su alcune cose, che fossi più costante nei miei impegni.

Su questo ho mostrato alcune lacune, lo ammetto: spesso mi è capitato di scoraggiarmi nei miei studi e di aver mollato un po’ la presa, quando invece avrei dovuto cercare di andare comunque avanti. E’ uno di quei lati di me che sono da migliorare.

Io, di mio, gli ho detto che avrei voluto vederlo più affettuoso, perché spesso mi sono sentita trascurata o messa in secondo piano, e non è una bella sensazione.

A un certo punto non ho potuto fare a meno di mettermi a piangere. Mi ha chiesto come mai e gli ho risposto che mi mancava un po’ il primo periodo in cui stavamo insieme, quando c’era una sintonia incredibile tra di noi e tutto era più facile. Lui mi ha rassicurata, dicendomi che comunque lì eravamo due persone davvero molto diverse, che avevamo fatto molti cambiamenti e passi avanti e non aveva senso guardare al passato.

A un certo punto mi ha fatto una domanda importante: “Dici che riusciremo a farcela? Che ne pensi?“. Gli ho detto che, onestamente, pensavo di sì. Eravamo comunque di nuovo lì, a parlare a cuore aperto, a trovare un punto d’incontro, a provarci davvero. Ci stavamo comunque mettendo in gioco entrambi.

Abbiamo deciso di ripartire da zero, come se ci fossimo appena conosciuti. D’altronde è vero, siamo due persone estremamente diverse da quando ci siamo conosciuti, e quello è stato una sorta di primo appuntamento, dove abbiamo preso di nuovo un po’ le misure l’uno dell’altra.

Ci siamo accorti solo alla fine che erano passate ore e che erano ormai le dieci di sera. Eravamo lì dal pomeriggio e non ci eravamo resi conto del tempo che passava.

Quando è arrivato il momento di salutarci, gli ho chiesto: “E adesso come ci salutiamo?” Lui mi ha presa e mi ha baciata. Un bacio stupendo, come non ce ne davamo da molto tempo. Mi batteva il cuore all’impazzata.

Abbiamo voltato pagina. Non ci sono certezze o piani per il futuro, ma ci siamo comunque noi, insieme.